Ci sono due modi di guardare alle colonne di fumo che ieri si sono levate nel cielo di Mosca, uno istruttivo e uno ancora più istruttivo. Il modo istruttivo è farlo ripensando a quanti discorsi ci siamo sentiti fare sulla necessità di spingere l’Ucraina a capitolare per evitare devastazioni peggiori, sul fatto che certo l’Ucraina non avrebbe mai potuto vincere la guerra e dunque ogni tentativo di resistere era non solo vano, ma autolesionistico. Il modo ancora più istruttivo è farlo pensando a cosa dicevano le persone serie e gli analisti più autorevoli, riguardo all’esito del conflitto, nel caso in cui Trump avesse tagliato il sostegno americano all’Ucraina.
Per quanto riguarda i discorsi delle persone meno serie circa la necessità di spingere l’Ucraina ad arrendersi, anche tagliandole i rifornimenti di armi, tralasciamo l’idiozia della teoria in sé e per sé, scusabile solo con la pura malafede: siamo dalle parti dell’amico del bullo che t’invita a lasciarti menare per il tuo bene. I nostri talk show, più ancora dei giornali, sono purtroppo pieni di questo genere di soggetti. Sta di fatto che da quando Donald Trump è tornato alla Casa Bianca ha fatto tutto quello che costoro sostenevano che andasse fatto, ha speso ogni energia possibile nel dialogo con Vladimir Putin, stendendogli letteralmente un tappeto rosso sotto i piedi (come ha fatto ad Anchorage), insultando e ricattando Volodymyr Zelensky in ogni modo immaginabile e tagliandogli aiuti economici e militari.








