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Ultimo aggiornamento: 19:42
Lo scandalo della corruzione in Ucraina sollevato dall’operazione Midas, dopo l’addio al governo del ministro della Giustizia e dell’Energia, scuote Kiev ma l’eco arriva forte e chiaro fino a Bruxelles. Certo, “rimane fondamentale continuare a sostenere l’Ucraina”, ha dichiarato la ministra danese degli Affari economici Stephanie Lise, della Presidenza di turno Ue, al suo arrivo alla riunione dell’Ecofin. Tuttavia “l’Ucraina dovrà impegnarsi costantemente per le riforme e per rafforzare tutte le componenti della società. Questo vale anche per le componenti anticorruzione. Ma non ci dovrebbero essere dubbi sul forte sostegno europeo all’Ucraina”, ha proseguito la ministra di Copenaghen.
Secondo gli inquirenti, a gestire il sistema corruttivo da 100 milioni di dollari sulle forniture energetiche sarebbe Timor Mindich, vicinissimo a Zelensky, fuggito grazie ad una fuga di notizie poco prima di una perquisizione. In vista delle procedure per l’ingresso in Ue, l’Europa sollecita subito chiarezza e trasparenza: “Sebbene nessun Paese sia immune dalla corruzione, Kiev deve agire con rapidità e serietà per indagare queste accuse”, ha dichiarato all’Ansa un alto diplomatico europeo. “La rete energetica ucraina è già sottoposta a una pressione enorme a causa dei continui attacchi russi e non può permettersi di essere indebolita anche dall’interno: le accuse di corruzione danneggiano la reputazione internazionale dell’Ucraina”. Bruxelles tuttavia nota anche il rovescio della medaglia: “Questa indagine dimostra che in Ucraina sono presenti e operativi organismi anticorruzione, ma la Commissione continuerà a monitorare la situazione”, ha ammonito il portavoce della Commissione europea per l’Allargamento Guillaume Mercier.











