A Kiev si rumoreggia già che si stia preparando una visita negli Stati Uniti. La sfida dell’ex ministro della Difesa Mykhailo Fedorov a Volodymyr Zelensky – la pretesa di una competizione elettorale per disarcionare l’attuale presidente ucraino – è un terremoto politico di magnitudine eccezionale in Ucraina, dove la poltrona di Zelensky è scossa – nelle stesse ore – anche dallo scandalo corruzione.
Il presidente è sotto assedio. Ma fuori dalle finestre del suo ufficio, a cingerlo e costringerlo a una reazione proprio quando ha poco spazio e pedine a disposizione sulla scacchiera del potere di Kiev, non sono i russi che avanzano al fronte o lo minacciano da Mosca. È anzitutto la Nabu, l’ufficio nazionale anticorruzione, che con il suo incessante repulisti ha incastrato un’altra manciata dei suoi: ieri Iryna Mudra, la numero due del suo staff presidenziale, è stata arrestata per riciclaggio di denaro.
Ad assediare il presidente sono anche gli stessi ucraini che non si stancano di sventolare il bicolore nazionale mentre protestano nelle piazze della capitale, nonostante le bombe russe, per difendere l’indipendenza delle autorità investigative e per chiedere il ritorno di quella che è diventata la sua nemesi: Fedorov, l’ex ministro. Quando Zelensky lo ha allontanato a luglio, era probabilmente ignaro di star provocando un sisma le cui conseguenze non hanno ancora smesso di terremotare il pavimento che gli balla adesso sotto i piedi.











