Nuove perquisizioni anticorruzione colpiscono l’entourage di Zelensky mentre Fedorov ne contesta la gestione del potere. Sullo sfondo, i missili russi tornano a colpire duramente la capitale ucraina

La guerra in Ucraina torna a mettere sotto pressione Volodymyr Zelensky anche sul fronte interno. Mercoledì il National Anti-Corruption Bureau of Ukraine ha avviato l’operazione “Forrest Gump”, indagando su una presunta organizzazione criminale composta da parlamentari ed esponenti dell’apparato presidenziale. Secondo gli investigatori, il gruppo avrebbe riciclato circa 150 milioni di hryvnia, pari a circa tre milioni di dollari, attraverso Sense Bank per finanziare la cauzione dell’ex ministro dell’Energia German Galushchenko. Nell’ambito dell’inchiesta è stato perquisito anche l’ufficio di Iryna Mudra, vicecapo dell’ufficio del presidente, che poche ore dopo è stata rimossa da Zelensky. La vicenda si colloca sulla scia di una lunga lista di accuse di corruzione rivolte dall’apparato giudiziario al governo ucraino (l’ultima delle quali risale al maggio scorso).

Nelle stesse ore in cui l’operazione “Forrest Gump” prendeva forma anche l’ex ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, rimosso dall’incarico lo scorso mese, ha accusato l’amministrazione guidata da Zelensky di corruzione, eccessiva centralizzazione e scarsa trasparenza, arrivando a chiedere lo svolgimento di elezioni nonostante il conflitto in corso; elezione a cui Fedorov probabilmente si candiderebbe, considerando che circa il 63% degli ucraini ha dato un’opinione positiva su di lui nelle rilevazioni demografiche del Kyiv International Institute of Sociology (mentre nello stesso sondaggio Zelenskyy si ferma al 56% dei consensi). La proposta ha però provocato forti reazioni contrarie, con diversi esponenti politici e osservatori che considerano impraticabile una consultazione durante la legge marziale e potenzialmente divisiva per il Paese.