di
Marta Serafini
Parla il consigliere di Fedorov prima che fosse cacciato dalla Difesa, il golden boy dei droni
DALLA NOSTRA INVIATA KIEV - «Se Zelensky continua a ignorare le richieste della gente, gli ucraini torneranno in piazza. Ed è una situazione molto pericolosa, soprattutto in tempo di guerra». Serhii Sternenko, attivista e consigliere di Mykhailo Fedorov al ministero della Difesa, è quasi un simbolo di quel fronte dell’innovazione bellica che ha accompagnato la resistenza a Mosca. Figura popolare ma controversa, Sternenko ha alle spalle un passato nella destra ultraradicale e continua a dividere l’opinione pubblica ucraina. E ora che lui e il suo capo sono stati silurati nel discusso rimpasto di governo avviato dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, Sternenko ha scelto di rispondere alle domande del Corriere.
Un minuto prima eravate i «golden boys» dei droni ucraini e il minuto dopo siete stati licenziati dal governo. Cosa è successo? «Non credo alla versione ufficiale che parla di attriti con il capo di stato maggiore della Difesa Oleksander Syrsky. Penso che il motivo vero stia negli interessi colpiti dal lavoro fatto al ministero della Difesa. Fedorov aveva introdotto procedure più trasparenti e un sistema di acquisti più rigoroso delle armi. Questo ha toccato equilibri consolidati».Sta parlando di corruzione? «Sto dicendo che il vecchio sistema esponeva a rischi di corruzione molto forti. In passato si poteva spingere il ministero a comprare un certo drone da una certa azienda. Noi abbiamo cercato di cambiare questo meccanismo, imponendo gare reali e regole più severe. Subito dopo la stretta sulla trasparenza delle commesse sono partiti attacchi molto aggressivi, anche attraverso canali Telegram anonimi che hanno cominciato a colpire noi e Fedorov». Lei è ancora in contatto con Fedorov? «Sì, certo. E personalmente spero che Zelensky gli chieda di tornare al ministero della Difesa. Non so se accadrà, ma credo che il Paese abbia ancora bisogno di lui». Il lavoro sui droni quanto pesa nella sua eredità politica? «Moltissimo. I droni sono stati decisivi per l’Ucraina, soprattutto in una guerra asimmetrica contro un nemico con più risorse. Senza i droni, il nostro Paese sarebbe già crollato. È una parte essenziale del lavoro fatto in questi anni». Ma i droni da soli bastano davvero a vincere la guerra? Gli esperti militari dicono di no. «Noi oggi stiamo già combattendo così. Sto scrivendo un libro proprio su questo tema, e credo che si intitolerà Dronecentrismo. Parla delle asimmetrie di scala necessarie a difendere il proprio Paese quando si hanno meno risorse del nemico». Fedorov oggi resta un tecnico o è ormai diventato un politico? I sondaggi lo danno sopra Zelensky come gradimento… «Ormai è un politico. Questa vicenda lo ha spostato definitivamente su quel terreno». Le proteste in piazza sono solo a favore del reintegro di Fedorov o c’è dell’altro? «Non è solo una questione legata alla sua figura. Le autorità non hanno spiegato ai cittadini che cosa sia successo davvero. Gli ucraini non conoscono le vere ragioni della decisione di Zelensky e questo alimenta sfiducia. Quando il potere non ascolta il Paese e non comunica, apre una crisi». Lei teme che la protesta possa ripartire? Per venerdì è prevista una marcia a Kiev. «Sì. Se le richieste della gente continueranno a essere ignorate, gli ucraini torneranno in piazza. È un passaggio che sarebbe meglio evitare, soprattutto mentre siamo in guerra. Una crisi politica interna, oggi, finirebbe per aiutare il Cremlino». In passato lei è già stato bersaglio di attentati. Teme possa ricapitare? «Oggi nel mio Paese tutto passa attraverso la guerra. I migliori uomini e donne dell’Ucraina sono al fronte, vivono ogni giorno sotto attacco e rischiano la vita continuamente. Anche i civili vengono colpiti ogni giorno dai russi. Per questo non penso a me stesso ma a fare la mia parte, ad aiutare l’esercito e il Paese». Nonostante tutto, lei resta fiducioso sulla capacità dell’Ucraina di combattere la corruzione? «Sì. Le proteste degli ultimi giorni hanno dimostrato che in Ucraina esiste ancora una società viva, pronta a difendere le istituzioni anticorruzione. La corruzione esiste in ogni Paese. La differenza sta nel fatto che tu abbia o no istituzioni indipendenti e cittadini pronti a far sentire la loro voce». Il ministro italiano Crosetto ha invitato Fedorov a lavorare per lui come consulente alla Difesa, quali sono state le reazioni? «Non credo che Mykhailo accetterà perché il suo compito principale oggi è aiutare l’Ucraina in questa guerra. Ma il fatto stesso che un ministro europeo pensi a lui in questi termini dimostra quanto sia riconosciuto anche fuori dal nostro Paese. Sarebbe un vero peccato se l’Ucraina lo perdesse».









