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Federico De Rosa

Il piano della banca guidata da Carlo Messina non cambia. Sullo sfondo resta la sensazione che Lovaglio voglia alzare il prezzo. Per questo motivo, Ca’ de Sass starebbe valutando la vicenda anche dal punto di vista legale

La mossa a sorpresa di Luigi Lovaglio non era stata messa in preventivo, almeno non nella forma di una doppia Ops su Banco Bpm e Banca Generali. Un doppio passaggio con cui Intesa Sanpaolo sta prendendo le misure per valutare come muoversi, anche se al momento non cambia nulla nella tabella di marcia dell’Opas su Mps. Quello che emerge è senza dubbio l’audacia del ceo del Monte, che ha messo sul tavolo del board due operazioni che per andare a segno richiedono il necessario consenso del Credit Agricole, primo azionista di Banco Bpm, da un lato, e di Generali dall’altro, con la banca francese che non più tardi di qualche settimana fa aveva bloccato il dialogo tra Mps e Banco Bpm, bocciando l’dea di un’integrazione Siena-Milano.

Il precedente del 2025 e le differenze con alloraImmaginare una forzatura su un azionista che ha il 29,9% non è ipotizzabile: con in mano una minoranza di blocco, i francesi possono fermare piani di aggregazioni o operazioni straordinarie, rendendo vano il progetto di Lovaglio. Anche l’operazione su Banca Generali ha un precedente, quello di un anno fa quando l’allora ceo di Mediobanca, Alberto Nagel per difendersi dalla scalata di Mps aveva preparato un’offerta sulla società di asset management di Trieste, poi ritirata dopo aver capito che il board di Piazzetta Cuccia non lo avrebbe appoggiato. Ora la situazione è diversa, il cda di Mediobanca è espressione di Mps, anche se l’assetto è stato deciso dal precedente consiglio in cui c’era un altro equilibrio rispetto all’attuale. Ma l’operazione resta comunque non di facile esecuzione.