Dopo la contromossa varata ieri dal cda di Mps, la palla torna nella metà campo di Intesa Sanpaolo.

La doppia offerta è arrivata quasi in zona Cesarini, ma potrebbe ancora modificare le traiettorie del risiko.

A Ca' de Sass, tuttavia, ogni valutazione è rimandata a dopo l'esame delle proposte formali.Presentando nel giugno scorso l'opas da 30,6 miliardi Carlo Messina aveva messo in conto possibile contromosse: «Siamo consapevoli che potrebbe anche esserci un rilancio; ma è chiaro che, avendo messo cassa, c'è un paletto importante per chiunque dovesse farsi avanti», aveva dichiarato il consigliere delegato di Intesa in un'intervista a Bloomberg Tv.

Un primo ostacolo, la possibile fusione tra Mps e Bpm, era stato rimosso a inizio agosto dalla bocciatura di Crédit Agricole.Adesso però Ca' de Sass deve fare i conti con uno scenario diverso: la doppia offerta su Bpm e Banca Generali e lo share dividend approvati ieri da Siena.

La banca guidata da Messina potrebbe attendere l'esito dell'assemblea senese che dovrà autorizzare le operazioni, passaggio tutt'altro che scontato per l'elevato quorum del 66%.