Per troppo tempo abbiamo considerato l’acqua una risorsa naturalmente disponibile, quasi inesauribile. Non è più così. Siccità, cambiamento climatico, crescita dei consumi e nuove esigenze produttive stanno trasformando l’acqua in una delle risorse strategiche del nostro tempo. Sicurezza idrica significa ormai sicurezza economica, energetica e nazionale. L’Italia vive il paradosso di essere un Paese ricco d’acqua, ma ne conserva poca e ne spreca troppa. Circa il 42% dell’acqua immessa nelle nostre reti viene dispersa, contro valori sensibilmente inferiori nei principali Paesi europei: circa il 20% in Francia, il 23% in Spagna e appena il 6-7% in Germania. Non possiamo cercare continuamente nuova acqua mentre perdiamo quasi una parte su due di quella che abbiamo.

Dobbiamo innanzitutto accumularla quando c’è per utilizzarla quando manca. Servono nuovi invasi e occorre recuperare e rendere più efficienti quelli esistenti. I bacini sono riserve contro la siccità, sostengono l’agricoltura, contribuiscono alla gestione delle piene e alimentano l’idroelettrico, una fonte rinnovabile e programmabile fondamentale per la sicurezza energetica. L’economia digitale rende questa sfida ancora più urgente. Data center e intelligenza artificiale consumano grandi quantità di energia e, in molti casi, acqua per il raffreddamento. Acqua, energia, industria, agricoltura e innovazione non possono quindi essere governate come mondi separati. È precisamente il principio del Wefe Nexus – Water, Energy, Food and Ecosystems, l’approccio internazionale che considera insieme acqua, energia, produzione alimentare ed ecosistemi. Una scelta nata dalla consapevolezza che intervenire su una risorsa senza considerare le altre rischia di spostare, anziché risolvere, il problema.