Mentre caldo estremo e siccità prosciugano fiumi, laghi e terreni, l’Italia continua a perdere nella distribuzione il 42,4% dell’acqua immessa in rete. Sono 3,4 miliardi di metri cubi ogni anno, pari a circa 107mila litri al secondo: un volume che potrebbe soddisfare il fabbisogno di 43 milioni di persone, ovvero tre quarti della popolazione italiana. È il doppio fronte ricostruito nel dossier “Crisi idrica e dispersione dell’acqua in Italia” (in allegato a coda dell’articolo, ndr) presentato oggi a Perugia da Alleanza Verdi e Sinistra con Angelo Bonelli, deputato Avs e co-portavoce di Europa Verde, e Nicola Fratoianni, deputato e segretario di Sinistra italiana.

«Di fronte a fiumi in secca, caldo estremo, processi di desertificazione e incendi, è arrivato il momento che l’agenda politica e quella di governo si occupino seriamente della crisi climatica – dichiara Bonelli – La situazione è drammatica. Chiediamo che il governo intervenga».

Gli effetti più pesanti della siccità si concentrano al momento nel centronord. L’ultimo bollettino Ispra disponibile, datato 11 luglio, colloca il distretto del fiume Po in uno scenario di severità idrica media, con portate inferiori ai valori tipici del periodo. Il successivo bollettino dell’Autorità di bacino distrettuale del Po segnala anche condizioni di siccità severa in alcune stazioni del Mantovano e del Cremonese. In Piemonte risultano a rischio mais, prati, frutteti e risaie, con danni stimati in 30 milioni di euro nel solo Torinese. Preoccupa anche il Lago Maggiore, che dal 23 giugno ha perso circa un metro e, in pochi giorni senza precipitazioni significative, è passato dal 13 all’8% di riempimento. Nel Centro Italia il caso più critico è quello dell’Umbria e in particolare del Lago Trasimeno. Liguria, Trentino-Alto Adige e Umbria hanno già adottato provvedimenti contro lo spreco di acqua potabile, mentre in Toscana l’Autorità idrica ha chiesto un’azione preventiva e coordinata per tutelare le falde e garantire la continuità del servizio.