La crisi idrica non esiste. O almeno, non esiste per come siamo abituati a raccontarla. Non è spezzettata, non è uno spettacolo e, soprattutto, non è inevitabile. Intanto non è spezzettata: la risorsa idrica è una sola. C’è un unico patrimonio di acqua sul pianeta, essenziale per tutto il vivente. L’acqua dolce utilizzabile, superficiale di laghi e fiumi, non arriva a 100 mila chilometri cubi: appena 7 millesimi dell’1% dell’acqua presente sulla Terra. Una frazione infinitesimale. Ma essenziale.
Continuiamo a parlare di crisi idrica come di emergenze separate: un fiume che si prosciuga, un invaso vuoto, un’alluvione, un campo che non riesce a produrre. Come se ciascuno di questi fenomeni avesse una storia propria. Non è così. L’acqua che manca nei campi, quella che precipita violentemente sulle città e quella che perdiamo lungo le reti appartengono allo stesso sistema. E appartengono allo stesso sistema anche i nostri consumi. A livello globale l’agricoltura assorbe circa il 72% dei prelievi di acqua dolce, mentre circa il 20% è destinato al settore industriale e buona parte di ciò che resta agli usi domestici e civili. Se allarghiamo lo sguardo all’intero sistema agroalimentare, l’impronta idrica è più rilevante imponendo di mettere in discussione il modello produttivo globale, e cambiare agricoltura.






