Molte delle minori non accompagnate hanno raccontato di essere fuggite da situazioni di violenza. Il Partito Popolare spagnolo ne chiede il ritorno in Marocco, mentre Bruxelles richiama le regole europee sui rimpatri
Il governo di Pedro Sánchez sta preparando il trasferimento in altre regioni della Spagna di circa 500 ragazze minorenni non accompagnate arrivate a Ceuta durante l’afflusso migratorio del 30 e 31 luglio. L’enclave, che si trova sulla costa nordafricana e conta meno di 20 chilometri quadrati, non avrebbe strutture sufficienti per gestire l’accoglienza delle minori. Il piano prevede anche il coinvolgimento di organizzazioni specializzate nella protezione dell’infanzia.
La situazione è diventata, però, un nuovo terreno di scontro politico. Il Partito Popolare spagnolo sostiene che tutti i migranti arrivati durante l’ondata di luglio, compresi i minori, debbano tornare in Marocco. Anche il governo di Ceuta ne chiede il rientro e ha detto di non aver dato il via libera al piano di Madrid. Bruxelles, dal canto suo, riconosce il dovere della Spagna di proteggere i minori vulnerabili, ma sostiene allo stesso tempo che le norme Ue consentano il loro ritorno in Marocco, a condizione che siano garantite adeguate condizioni di accoglienza e tutela.










