Sapete qual è il pericolo pubblico numero uno? Non il lupo, bensì un allevatore di Ofena. Siamo a pochi chilometri dall’Aquila, nella conca che degrada verso il Pescarese. Qui abita Dino Rossi, presidente del Comitato spontaneo pastori abruzzesi. È preoccupatissimo per la figlia e le nipoti che vivono nella zona di Noicattaro, il paese in provincia di Bari dove un lupo sta seminando il panico: ha già attaccato diversi bambini, l’ultimo dei quali a Ferragosto.
Il video di sfogo del cacciatore
Per fortuna, nessuno è in pericolo di vita. Il signor Rossi, che è un cacciatore, aveva postato su Facebook un video con una sorta di ultimatum alle autorità: «Vi dico una cosa, al sindaco, al governatore della Regione Puglia e al governo nazionale: vi do tre giorni di tempo, tre, altrimenti agisco io di persona, vado a pernottare da mia figlia che sta a pochi chilometri da Noicattaro, anche perché è per la sicurezza delle mie bambine, le mie nipotine, e vado a sistemare il lupo. Gli sparo io. Non è possibile che nel 2026 si debba tornare all’età della pietra, quando i bambini venivano mangiati dai lupi. Non è possibile!».
I carabinieri sequestrano le armi al cacciatore
Era una provocazione. Uno sfogo. «Soltanto un matto», insiste Rossi con La Verità, «penserebbe davvero di prendere il fucile e andare in un territorio presidiato da forestali e forze dell’ordine». Ma i carabinieri l’hanno preso sul serio. Sono andati a casa sua e gli hanno ritirato «in via cautelare» armi e munizioni, tutte «regolarmente detenute»: due fucili calibro 12, due semiautomatici, tre doppiette, sei carabine, una canna calibro 12, un revolver, una pistola Beretta e una lanciarazzi, con tanto di proiettili.







