Il sogno era già tornato due, tre, quattro volte; abbastanza spesso da permettermi di pensare di avere anch’io un sogno ricorrente. Era ora: di solito dimentico tutto al risveglio, e quando qualcuno mi parla dei suoi sogni ricorrenti io non so mai cosa rispondere e nemmeno cosa pensare. Da quando ho cominciato a sognare la donna in vestaglia, finalmente, una risposta ce l’ho anch’io. È raro, però, che ne parli. Ho sempre la sensazione di tradire un segreto.

Nel sogno c’è il sole. Un sole d’inverno, brillante, freddo nel cielo azzurro – un cielo romano, direi, ma chi lo sa. I cieli della città in cui sono cresciuta non sono mai così azzurri, d’inverno. Comunque, nel sogno c’è il sole ed è importante perché entra dalla grande vetrata, quasi mi acceca tanto è forte; un sole bellissimo, troppo perché io non mi chieda, ogni volta con le stesse parole: com’è che non sapevo di questa stanza?

Eppure la stanza è in casa mia. Nella casa dove abito, che nel sogno è piena d’ombra – forse solo per via del contrasto con la stanza segreta, tutta al sole. Nel sogno cammino per il corridoio scuro, sono scalza. L’armadio in fondo al corridoio, quello dove teniamo i cappotti, non è un armadio, è una porta. Che strano, non ci ho mai fatto caso.