di Claudio Savellimercoledì 19 agosto 20263' di letturaLa Serie A si redime, o almeno ci prova, rimettendo la qualità e il dribbling al centro del villaggio. A due settimane dalla chiusura del mercato, possiamo già tracciare una tendenza generale: gli investimenti si sono concentrati su calciatori che fanno della giocata il loro core business, sia essa un duello, uno sprint o un tocco magico. Trequartisti, ali, attaccanti giovani e forgiati dal calcio che si predica in Europa, quindi acquistati perlopiù dall’estero come in un’ammissione di colpevolezza collettiva: siamo indietro, ma forse ce ne siamo accorti e iniziamo a recuperare. È una tendenza che prescinde dai moduli, dalle difese a tre o a quattro, equamente distribuite quest’anno tra le otto sorelle della Serie A, mentre dalla nona in giù si nota un timido ritorno al 4-3-3 in luogo del 3-5-2. Il Milan sceglie Moreira (45 milioni più addirittura 20 di bonus allo Strasburgo) per le caratteristiche, più che per la posizione che potrebbe ricoprire nel 3-4-2-1 di Amorim: arriva perché è un abile dribblatore sia in corsa sia da fermo, quindi utile sia da esterno che da trequartista. In media tenta 4 dribbling ogni 90’, in linea con i top del ruolo di ala tipo Kvaratskhelia che si attestano attorno ai 5.Si punta sull’uno-contro-uno come virtù di base, non più come qualità a cui appellarsi per le rimonte nei finali di gara. E si preferisce la forza nelle gambe rispetto alla fisicità in senso assoluto. È il caso di Rodrigo Mora, finalmente arrivato a Roma tra una folla di tifosi: 25 milioni più il 50% della futura rivendita al Porto, un investimento, così formulato, tutto sommato sotto la media dei pari ruolo. Costano tanto, si sa, ma la Serie A sta finalmente cercando di prenderli prima che diventino Diomande. Così la Roma vuole aggiungere anche Malick Fofana dal Lione (che però vuole attendere il playoff di Champions), non un dribblatore nato ma piuttosto uno capace di ribaltare il campo velocemente, al contrario di Mora che gioca nello stretto.MOTORE