«La serie A continua a essere avvincente», ha detto il presidente della Lega Ezio Simonelli alla presentazione del calendario 2026-2027. Che altro può dire l’oste del suo vino? I funamboli del retropassaggio al portiere stanno uscendo dal ritiro estivo per infliggere allo spettatore uno spettacolo decadente che parte con due anticipi sabato 22 agosto. È prevedibile che parta a ritmi più lenti del solito, se la morsa del caldo stringerà ancora l’Italia. Dalla parte di chi si ostina ad amare il calcio, abbondano i profili masochisti. Andiamo allo stadio e guardiamo la tv come in una canzone di Luigi Tenco: perché non abbiamo niente da fare. Dopo un’estate passata a guardare il Mondiale altrui e le prime mosse risanatrici di Giovanni Malagò, autore di un reverse merger del Circolo Canottieri Aniene sulla Federcalcio, non sarà il calciomercato a tirarci su di morale.Al momento i colpi più cari sono del Milan, con il portoghese Gonçalo Ramos e il belga Diego Moreira (70 e 45 milioni di euro). L’Inter del fondo canadese Brookfield, unica squadra a conservare qualche attrattiva per un top player, ha ingaggiato a parametro zero l’esperto inglese John Stones, 94 partite in nazionale, e ha comprato il connazionale di Stones Djed Spence per 35 milioni di euro dal Tottenham arrivato quartultimo nella Premier League 2025-2026, appena fuori dalla zona retrocessione. Spence ha acquisito una sgradevole notorietà internazionale per avere assistito da spettatore non pagante alla giocata con la quale il capitano argentino Leo Messi ha servito l’assist della vittoria al capitano dell’Inter, Lautaro Martínez, trascinando l’Argentina in finale. È probabile che Ramos, Moreira, Stones e Spence in Italia facciano la differenza.L’impressione è che ci voglia sempre meno per fare la differenza. Anche se il prezzo non è tutto e fior di fenomeni sono stati comprati a cifre inferiori rispetto a molti brocchi, valutazioni alla mano, la serie A sembra avere assimilato il suo nuovo ruolo di torneo di seconda fascia con proiezione alla terza. Nello sport professionistico degli Stati Uniti, dove sono insediate le società finanziarie che controllano mezza serie A, si distingue fra le major e le minor league, i campionati destinati allo sviluppo dei giovani talenti. In Italia, l’unico sviluppo che interessa ai capitalisti del pallone è quello immobiliare. Nel frattempo, la forbice con il resto dell’Europa si allarga, come risulta sia dai disastri della Nazionale sia dal flop delle italiane nelle ultime coppe europee per club. E se è vero che il prezzo non è tutto, qualcosa vorrà pur dire se solo l’acquisto di Ramos è nella top ten (settimo) di questa sessione di mercato a livello continentale.I transfer più cari sono ovviamente appannaggio del torneo più facoltoso, la Premier inglese dove si è appena affacciato Jeff Bezos di Amazon con l’acquisto del 30 per cento del Liverpool in cordata con i tycoon indiani Mittal. I pezzi più pregiati, per adesso, sono altri due nazionali inglesi. L’attaccante Morgan Rogers è stato comprato dal Chelsea dell’americano e trumpiano Todd Boehly per 138 milioni. Il centrocampista Elliot Anderson è andato al Manchester City degli emiri al Nahyan di Abu Dhabi, proprietari anche del Palermo, per 135 milioni. Fanno 273 milioni in due contro zero gol complessivi al Mondiale. I transfer di Rogers e Anderson fanno parte di una bolla finanziaria che ha scavato un abisso con le altre leghe europee principali e con la serie A in particolare. L’anno scorso la Premier ha segnato il record degli acquisti oltre i 4 miliardi di euro con ricavi da vendite per 2,4 miliardi e uno sbilancio di 1,6 miliardi. Non è un deficit da record perché nel 2022-2023 il torneo inglese ha superato i 2 miliardi di rosso. Il record di acquisti in serie A è di 1,4 miliardi, risale a due stagioni fa (2024-2025) ed è in larga parte attribuibile alle spese folli del Como, portato dalla proprietà indonesiana alla prima Champions league della sua storia nella prossima edizione.Tiene botta la Liga spagnola. Sul terzo gradino del podio globale del calciomercato in corso figura Yan Diomande, diciannovenne ivoriano passato al Real Madrid per 125 milioni di euro, un trasferimento a prezzi record nella storia dei blancos. Il club più vincente d’Europa, presieduto dal sempre più contestato Florentino Pérez, ha spedito in prestito alla Fiorentina della famiglia italo-americana Commisso un altro diciannovenne, l’italo-argentino Franco Mastantuono costato 45 milioni a Pérez ma ancora al di sotto delle aspettative e spedito in serie A come una volta si mandavano gli studenti di scarso profitto negli istituti privati. Al quarto posto (108 milioni) c’è l’azzurro Sandro Tonali, dal Newcastle saudita al Tottenham.I capitalisti stranieri preferiscono spendere in azioni delle squadre piuttosto che in giocatori e non solo in serie A, dove sette club su venti chiudono i conti in utile, ma anche in serie B, dove vanno in perdita venti società su venti. Qualcuno potrebbe chiedersi quale sia la ratio imprenditoriale per chi non ha particolari interessi nella politica italiana nel rilevare club di modesto seguito come il Como della famiglia Hartono o l’Empoli retrocesso in B l’anno scorso. L’ultimo passaggio di proprietà riguarda il neopromosso Frosinone, ceduto dalla famiglia ciociara Stirpe al fondo Clara Vista Investment partners, fondato a New York alla viglia della pandemia (2019) allo scopo – si legge nel sito della società – di «generare risultati asimmetrici» («to generate asymmetric outcomes»).Nel delirio di denaro esterovestito, asimmetrico e incontrollato, la pattuglia dei presidenti italici vecchio stile è ridotta ai minimi termini. Sono appena sette in serie A. Per iniziare dal club dei 36 scudetti, quindi dalla Juventus di John Elkann che è cittadino italiano anche se controlla la squadra dall’Olanda via Exor, il presidente di Stellantis non riesce a dare una sterzata al club dopo avere sostituito il cugino Andrea Agnelli, vincente ma bruciato dal sogno della Superlega.Una generazione prima ci sono Claudio Lotito della Lazio e Urbano Cairo del Torino che hanno due cose in comune. La prima è l’attrazione per la politica, in atto per il senatore forzista e in potenza per il proprietario del Corriere della Sera. La seconda è una feroce contestazione da parte della tifoseria che, nel caso di Lotito, ha raggiunto livelli parossistici con proteste di piazza e boicottaggio degli abbonamenti mentre per i granata torinesi si è manifestata con i fischi durante l’annuale celebrazione della tragedia di Superga il 4 maggio scorso. Il presidente della squadra torinese ha evitato di esacerbare gli animi non presentandosi alla cerimonia.Mentre Cairo sonda i possibili acquirenti del Toro oltre al suo indice di gradimento in vista delle politiche del 2027, Lotito ha architettato un machiavello degno della sua carriera. Qualche settimana fa, ha comprato la Reggina che da quattro anni gioca in serie D dopo essere caduta sul fronte ondivago del rigore finanziario. La mossa non ha per nulla ammorbidito i suoi rapporti con i tifosi biancocelesti e rischia di essere una grana per tutto il sistema. Se la squadra calabrese risalirà tra i professionisti, Lotito dovrà cedere uno dei due club per la norma federale che vieta le multiproprietà. La Lazio è quotata in borsa e non pare avere candidati all’acquisto. L’investimento nel club amaranto (nove stagioni in serie A) ha una lettura politico-affaristica. Lotito mirerebbe a un collegio sicuro per la Camera alla prossima legislatura, lo stesso dove ha trionfato l’attuale sindaco forzista di Reggio Francesco Cannizzaro nel 2022. Sullo sfondo ci sono gli ottimi rapporti con l’altro forzista, il presidente regionale Roberto Occhiuto. Ma poiché l’uomo propone e il Tar dispone, l’imprenditore romano si è visto annullare una gara da 40 milioni di euro vinta con le sue imprese di pulizie su un bando dell’Azienda sanitaria di Cosenza. Anche la sua promessa ai tifosi reggini di cambiare le norme sulla multiproprietà sarà tutt’altro che una passeggiata perché Lotito è quantomeno impopolare in Lega di serie A, dopo essere stato l’unico a schierarsi contro l’elezione di Malagò. Inoltre, i suoi rapporti con il ministro dello sport Andrea Abodi, uno fra le migliaia di tifosi laziali dissidenti, sono pessimi.Il proprietario della Lazio ha ventilato la possibilità di ottenere l’estensione del “lodo” De Laurentiis ossia l’eccezione alla norma sulle multiproprietà concessa al presidente del Napoli che a fine luglio 2018 aveva comprato anche il Bari, prima che fosse introdotta la regola. La famiglia De Laurentiis ha tempo di vendere i pugliesi, tristemente retrocessi in Lega Pro la scorsa stagione, fino al 2028. L’estensione del lodo a Lotito, che è già passato dall’esperienza della multiproprietà con la Salernitana comprata nel 2011 e ceduta forzosamente nel dicembre del 2021, è un’ipotesi remota.Proprio De Laurentiis insegna che la multiproprietà non paga. Mentre il Napoli vinceva due scudetti in tre anni vendendo le sue stelle e trovando rimpiazzi all’altezza, il figlio del produttore cinematografico Luigi, spedito a occuparsi dei baresi, diventava persona non grata nella città adriatica. Persino il sindaco Antonio Decaro si è mobilitato per andare negli Usa a incontrare investitori sulla base di 35 milioni di valutazione.Intanto a Napoli un altro sindaco di centrosinistra, il nolano di simpatie juventine Gaetano Manfredi, sta cercando di portare la città agli Europei del 2032, organizzati fra Italia e Turchia. Insieme al presidente della Regione Roberto Fico, appassionato tifoso azzurro, Manfredi ha trovato 200 milioni di euro di fondi pubblici per ristrutturare lo stadio di Fuorigrotta intitolato a Diego Armando Maradona. Ma De Laurentiis voleva uno stadio nuovo e minaccia di realizzarlo con mezzi propri altrove. Non c’è una rottura definitiva fra Comune e club, anche per le capacità diplomatiche di Manfredi, ma il rinnovamento del Maradona andrà avanti in tempi spediti. Lo stesso accadrà a Roma con la nuova sede dei giallorossi a Pietralata e, forse, con il Flaminio dato da ristrutturare alla Lazio. Entrambi gli impianti figurano nella lista allargata che la Figc ha consegnato alla Uefa per la selezione dei cinque stadi ospiti di Euro 2032.Sul fronte di San Siro, dopo che Inter e Milan hanno comprato il Meazza dal Comune, la partita verso il nuovo stadio sembra ancora lunga, con una Vas (valutazione strategica ambientale) in corso. I nerazzurri partono strafavoriti per un bis o, all’americana, un back-to-back. I rossoneri, dopo il repulisti dirigenziale sul finale dello scorso campionato, si sono consegnati per il mercato al portoghese Jorge Mendes, re degli agenti che con la sua Gestifute ha circa 150 assistiti. Il patron del fondo Redbird Gerry Cardinale ha aumentato la sua partecipazione alle vicende del club ma il suo obiettivo prioritario rimane la fusione da 111 miliardi di dollari fra Paramount-Skydance e Warner Discovery. Il merger benedetto da Donald Trump e finanziato dal suo sostenitore Larry Ellison di Oracle, insieme a capitali arabi, doveva andare a chiusura in luglio ma sta incontrando difficoltà con le autorità regolatorie e i tribunali Usa. Pochi giorni fa il New York Times, bestia nera mediatica di Trump, ha pubblicato una foto di David Ellison, figlio di Larry. Accanto a lui, in marcatura a uomo anni Settanta, c’è Cardinale. First things first, direbbero a Wall street. Per il nuovo stadio e il rilancio del Milan ci sarà tempo.
Inizia il campionato di calcio tra sviluppo immobiliare, fondi esteri ed elezioni politiche
Pochi colpi di mercato e top players in fuga, l’ex torneo più bello del mondo tira a campare tra le solite promesse di riforma e capitali non sempre trasparenti








