Bentornata serie A. Si riparte oggi con un carico di sogni e ambizioni per i tifosi e con la fallibile presunzione di poter prevedere il futuro per noi. Il campionato che sta per iniziare, ancor più dei precedenti, si presenta con una divisione ormai scientifica della classifica. Con la candidatura ai piani alti del Como e l’incapacità del Torino di fare quel salto, la serie A si spacca in due metà perfette: dieci squadre con gli occhi puntati verso l’alto, altre dieci che si guardano le spalle. Corsa al titolo. L’ultimo scudetto è stato una corsa a due. L’impressione è che, a questo giro, possa esserci il terzo incomodo. Il Milan è il Napoli di un anno fa: senza impegni europei e con un pirata come Allegri giunto a sistemare il disastro.

Come Conte, Max può adottare la narrazione più comoda: se siamo lì a primavera, ci proviamo. Con il grande mercato, addirittura pronto a rimediare al ko di Lukaku, il Napoli ambisce a cambiare status: da outsider a squadra da battere. Ma Conte ha già impostato la retorica del volare basso: reggerà? Anche l’Inter deve cambiare copione e cimentarsi nel ruolo di contendente. Non può che fare bene ai nerazzurri dato che è di superbia che hanno peccato lo scorso anno. L’Europa allargata. Subito dietro la lotta per il titolo si apre la contesa per l’ultimo posto al gran ballo della Champions e per un’Europa che non riesce più ad accogliere tutte le pretendenti. La conferma di Tudor, già rodato rispetto agli allenatori rivali, può essere decisiva in ottica quarto posto.