L’emulazione è un chiaro segno di ammirazione. E la Torta Barozzi di ammiratori ne ha avuti parecchi. Da quando Eugenio Gollini mise a punto la ricetta nel 1886, attorno a quel dolce scuro, basso e senza farina sono nate innumerevoli versioni apocrife. Chef, pasticceri e cuochi domestici hanno provato a decifrarne il segreto, senza mai riuscire del tutto. Perché gli ingredienti principali si conoscono, ma è il procedimento che resta ancora oggi, a distanza di 140 anni, un mistero ben custodito dalla famiglia Gollini.
Jacopo Barozzi da Vignola
Nel 1886 Eugenio Gollini ha ventitré anni e viene da Modena, dove i genitori gestiscono un’attività che nei documenti dell'epoca è definita “liquoreria con vendita di chincaglieria”. Lui sceglie invece la pasticceria e apre la sua bottega a Vignola in via Garibaldi, dall'altro lato della strada rispetto al luogo dove si trova oggi la Pasticceria Gollini. Qui prepara una torta scura e senza usare la farina. Non ha ancora un nome memorabile e infatti la chiama semplicemente Torta Nera.
Per oltre vent'anni si chiama Torta Nera, fino al 1907. Quell'anno Vignola celebra il quarto centenario della nascita di Jacopo Barozzi, nato in città il 10 ottobre 1507 e passato alla storia come il Vignola, uno degli architetti più importanti del tardo Rinascimento. Gollini intuisce che quella ricorrenza può essere anche l'occasione per dare visibilità alla sua torta, così dedica ufficialmente la Torta Nera a Jacopo Barozzi. In un primo momento viene chiamata Pasta Barozzi, poi definitivamente Torta Barozzi. È una scelta che si rivelerà una formidabile intuizione (oggi diremmo branding territoriale) e Gollini lega il proprio dolce alla storia della città.







