La pasticceria ha una strana capacità: qualche volta gli errori aprono strade che le ricette perfette non avevano previsto. È successo alla torta Caprese, nata – secondo la leggenda – da una dimenticanza della farina; alla Tarte Tatin, frutto di una torta di mele recuperata all’ultimo momento; al brownie, nato da un impasto rimasto senza lievito; e perfino al babà, che la tradizione fa risalire a un dolce giudicato troppo asciutto e trasformato con l’aggiunta del liquore. Oggi questa piccola storia di casualità e intuizioni si arricchisce di un nuovo protagonista: il Margherino, un krapfen nato da un progetto che non funzionava come previsto e trasformato da Roberto Giuffè nel dolce che ha conquistato migliaia di consumatori.

Il 10 ottobre 2022, nella Pasticceria Milady di Marghera, il pastry chef Roberto Giuffè decide di reinterpretare il krapfen tradizionale giocando sulla forma. L’obiettivo è creare un dolce quadrato, ma la lievitazione e la frittura modificano il progetto: il risultato è un krapfen troppo grande, sproporzionato, esteticamente poco convincente. La soluzione arriva quasi d’istinto: tagliarlo a metà. Da quel gesto nasce una sorta di tramezzino dolce, con la crema chantilly in evidenza e una forma immediatamente riconoscibile. Quello che doveva essere un rimedio diventerà l’elemento distintivo del Margherino e il successo è immediato, prodotto ora in vari gusti, dal cioccolato al pistacchio, dal mascarpone alla vaniglia.