Al di là e al di fuori della vicenda giudiziaria Lavitola/Ranucci, c’è un punto che resta sostanzialmente inevaso. Una sorta di mistero inesplorato. Un punto che riguarda direttamente la Rai, il servizio pubblico radiotelevisivo e, soprattutto, come si declina oggi concretamente il cosiddetto “giornalismo di inchiesta” nella più grande azienda culturale del nostro paese. Detto con parole ancora più semplici e dirette, gli attuali dirigenti della Rai ci dovrebbero dire se il modello del giornalismo di inchiesta di Sergio Zavoli e di Milena Gabanelli - per limitarsi a questi due grandi giganti del passato - ha ancora qualche cittadinanza nell’attuale azienda di viale Mazzini o se, invece e al contrario, il futuro sarà sempre e solo quello pianificato ed organizzato dall’attuale conduttore di Report Ranucci. Certo, nessuno vuole fare confronti con il passato che sarebbero anche un po’ imbarazzanti nonché impropri. Ma è indubbio che parliamo - al di là delle diverse fasi storiche e politiche - di modelli non solo diversi ma addirittura alternativi.

Ora, tutti sappiamo qual è la vera differenza. A cominciare dal tassello più macroscopico. E cioè, il modello Zavoli, o Biagi - seppur in minor misura - o Gabanelli partiva dai fatti. Da ciò che capitava concretamente nella società e da ciò che si doveva scoprire indagando, studiando, approfondendo e sviscerando le diverse situazioni e i problemi che si presentavano di volta in volta. E quindi, e di conseguenza, nessun teorema precostituito, nessun attacco personale e di natura smaccatamente politica, alieno dalla faziosità e dal settarismo politico ed ideologico, nessuna deriva giustizialista e forcaiola, nessun moralismo e in ultimo, ma non per ordine di importanza, nessuna tentazione di impartire “la verità” distribuendo pagelle di moralità, di coerenza, di correttezza, di trasparenza e di fedeltà alla Costituzione a chicchessia. Insomma, per dirla con poche parole, facendo giornalismo e non militanza politica, partitica e di schieramento politico attraverso l’escamotage del giornalismo di inchiesta. È ancora possibile, cioè, avere oggi un giornalismo di inchiesta che non diventa il megafono di una parte politica specifica attraverso la demolizione sistematica, scientifica, puntuale e del tutto palese dell’avversario/nemico politico individuato? Perché se questa deriva non è più arrestabile allora diciamolo apertamente. O meglio, lo dicano apertamente gli attuali vertici della Rai. Ovvero, il vero giornalismo di inchiesta risponde al modello Ranucci che poi si identifica con l’attuale modello Report. E non, invece, al modello delle origini e, men che meno, a quello che ha visto per molti anni protagonisti indiscussi Milena Gabanelli e Sergio Zavoli, per fermarsi a questi due autorevoli e qualificati giornalisti.