Doveva essere, per la Rai, la settimana delle decisioni. Ma in questi primi giorni si è fatta soprattutto chiarezza sulla strategia che si intende adottare nella gestione della vicenda di Sigfrido Ranucci, vittima dell’attentato procurato da Valter Lavitola, il faccendiere e suo amico ora in carcere. A viale Mazzini, dunque, si procederà su due binari paralleli. Il primo riguarda la linea editoriale di Report: l’amministratore delegato Giampaolo Rossi – come già scritto – si è convinto che Ranucci dovrà essere sostituito dalla guida del programma di inchiesta. Sul secondo binario, invece, ci si occuperà del comportamento del conduttore in qualità di dipendente Rai: dopo la relazione del comitato etico del 13 agosto, ora si prospetta l’apertura un’indagine interna che dia sostegno giuridico all’intenzione di sospendere Ranucci.
I tempi di viaggio sui due binari sono diversi. Per la sostituzione del conduttore di Report basteranno pochi giorni – dicono – anche se il nome del successore non è ancora stato individuato. E nel volerla inquadrare come «una scelta editoriale dell’azienda» – sottolineano ai piani alti della Rai – c’è un’implicita risposta all’avvocato di Ranucci, Roberto De Vita, che ieri ha sottolineato come qualunque decisione sul futuro professionale del suo assistito «sarebbe inevitabilmente inquinata dalle falsità» e sconterebbe i condizionamenti «di esponenti di vertice governativo e istituzionale». De Vita mette in guardia dal fare scelte che rappresenterebbero una «punizione della vittima», che trova «poco spazio nel nostro ordinamento». Insomma, suona come l’avviso di un possibile ricorso in tribunale.











