«L'azienda deve andare avanti», ripetono senza esitazioni dalle parti di via Severo, nuova sede dei vertici Rai. Con buona pace del legale di Sigfrido Ranucci, Roberto De Vita, che ancora ieri è tornato a chiedere di aspettare l'esito delle indagini prima di adottare ogni iniziativa nei confronti del conduttore di Report. Il verdetto dell'ad Giampaolo Rossi, che al comitato etico Rai ha chiesto un'integrazione sulla relazione consegnata giorni fa, non arriverà in questa settimana.
Eppure, la sostanza del dilemma è già chiara: «Sospenderlo o meno dalla guida del programma in onda su Rai Tre?». L'orientamento sarebbe verso la prima opzione, anche se dai piani alti della tv pubblica nessuno vuole sbottonarsi più di troppo: «In qualità di vicedirettore ad personam del prodotto, Ranucci al limite sarà successivamente spostato a svolgere altre funzioni, e l'opzione del licenziamento, salvo sviluppi giudiziari, non è sul tavolo». Se decidere "dove" collocare il giornalista Rai non sarà impresa facile per la direzione Approfondimenti, ancora più complicata potrebbe rilevarsi l'individuazione del sostituto.Come dimostra il "gran rifiuto" di Milena Gabanelli, che al timone di Report è stata per 20 anni: «Me lo hanno chiesto», ma «non intendo tornare anche perché non va bene il rito della riesumazione».Accanto al fronte giudiziario e a quello editoriale, a settembre si aprirà il fronte politico: i presidenti delle due Camere solleciteranno ancora la ricostituzione della commissione di Vigilanza Rai e se le opposizioni rimarranno sull'Aventino, si procederà con la convocazione d'ufficio. È qui, nell'organismo di controllo del settore radiotelevisivo, che i membri della maggioranza vorrebbero avviare un nuovo giro di audizioni con tutti i soggetti in prima linea sul dossier: Sigfrido Ranucci ovviamente, e poi l'ad Rai e il direttore Approfondimenti, Paolo Corsini.La polemica Non che la questione, poi, non poggi già su un terreno politico. A innescare la miccia, ieri, sono state le parole del legale di Ranucci: «Ogni iniziativa che la Rai dovesse assumere in questo momento nei confronti di Sigfrido Ranucci, e quindi della trasmissione Report sarebbe inevitabilmente inquinata dalle falsità che, nonostante la posizione netta e chiara dell'autorità giudiziaria sulla vittima e la sua inconsapevolezza, sono state alimentate incessantemente da polemiche pretestuose anche all'interno dell'Azienda».A pensarla all'opposto il meloniano Giovanni Donzelli: «È più importante preservare questo programma o il destino di un singolo professionista?», l'interrogativo del responsabile Organizzazione di FdI, che a distanza punge: «Mi chiedo se una trasmissione così importante possa essere ancora "credibile" se condotta da Ranucci».Quello della credibilità, oltre a essere un argomento politico, è anche uno dei crucci che in queste ore scuote i dirigenti Rai: «Se Ranucci è parte lesa», c'è, però, «il piano dell'opportunità». Basti pensare, si ragiona, al precedente "caso Signorini-Corona": «Piani diversi», certo, ma, «anche in quella circostanza Mediaset caldeggiò un passo indietro del conduttore funzionale a chiarire la sua posizione».Come a dire: nessun accanimento su Ranucci, ma semplice tutela dell'interesse aziendale. Tutti ragionamenti che avvalorano la strada della sua sospensione alla guida del programma. Scelta che, riferiscono fonti di primo piano dell'azienda, sarà «imminente», probabilmente già la prossima settimana, mentre ci vorrà più tempo per l'indicazione del sostituto alla guida della trasmissione, che tornerà in onda a novembre.Un round della disputa potrebbe giocarsi anche in Parlamento: «Avere la commissione di Vigilanza Rai sarebbe stato d'aiuto ora», ragiona fuor di taccuino un maggiorente meloniano. L'intenzione, soprattutto tra le file dei meloniani, è di riportare la vicenda di Ranucci tra i banchi della Vigilanza Rai che, per forza di cose, andrà ricostituita entro l'anno, anche per favorire l'approvazione della delibera sulla par condicio in vista delle prossime elezioni politiche. Se le opposizioni rinunceranno a mandare i nominativi dei componenti a La Russa e Fontana c'è il rischio, come per la commissione d'inchiesta sul Covid, che a guidarla ci sia un parlamentare del centrodestra.Il procedimento disciplinare Intanto il conduttore continua il tour per l'Italia fra la presentazione del suo libro e le rappresentazioni dello spettacolo teatrale di cui è autore e protagonista. Ieri era in Trentino, e ai cronisti che gli chiedevano di parlare ha risposto: «Non posso dirvi niente perché questa mattina la Rai mi ha ricordato che per ogni dichiarazione devo chiedere l'autorizzazione sennò si riapre il codice etico, l'audit, un altro codice etico, un altro progetto più disciplinare».Ranucci ha poi confessato di temere provvedimenti disciplinari anche molto duri: «Al terzo provvedimento disciplinare c'è il licenziamento».







