In zona Tribunale, a Milano, i bistrot hanno ormai un sottotitolo evocativo: Healthy lunch (pranzo sano). Chiara G., avvocatessa, li frequenta spesso. Da qualche tempo però non trova più né costine di tofu né cosce ai semi di bambù. Era il suo cibo preferito. Ci sono solo nuove bowl (ciotole) di quinoa con legumi accanto alla bistecca di cavolfiore che forse cambierà nome. Cos’è successo ai menu?
Tutta colpa della normativa Ue del 16 giugno, le ricordano i colleghi. Gli agricoltori hanno ottenuto lo stop all’uso dei trentuno termini legati al mondo animale per prodotti veg o sintetici. Fine, quindi, dell’epoca della finta carne e fine del meat sounding (che “ricorda la carne”). Accanto alla regola, l’eccezione: sono ancora ammessi burger, salsiccia e nuggets di materie prime diverse. Chiara, infatti, ora prende il blend burger di pesce. Chiara è onnivora, anzi fa parte di quella massa transgenerazionale che mangia poca carne solo per una smania salutista, la stessa che ci spinge a ingerire verdure stracolme di burro (è il gusto principe della bistecca di cavolfiore) e a ordinare al bar solo brioche senza burro.
Il cibo, tra mode e ossessioni: l’ascesa del pollo
«Si chiama trend salutista ed è quello che domina il mercato oggi» precisa Roberta Sassatelli, docente all’università di Bologna e autrice di Consumo e teoria sociale (Il Mulino). «Le classi medie vogliono controllare la salute attraverso una routine e al supermercato cercano cose buone purché siano arricchite con probiotici e prive di grassi. La novità è che l’attenzione al benessere ora va a braccetto con il piacere» aggiunge. Ed è così che alcuni cibi perdono punti e altri salgono in cima alle preferenze: un andirivieni divertente.






