Dentro l’iperbolla del “benmangiare” – inteso non tanto come nutrirsi bene quanto come ricerca di un piacere estetico amplificato dall’immagine e dal racconto – il paradosso italiano diventa evidente; anzi, stridente, dato che molto si gioca nelle nostre bocche. Nel paese che il mondo associa alla qualità del cibo, alla dieta mediterranea e all’eccellenza culinaria, si è aperta una distonia profonda fra cibo virtuale e cibo reale. Da un lato la vetrina infinita – l’iconografia della tavola perfetta, i ristoranti stellati, le ricette virali e la spettacolarizzazione del gusto – dall’altro la pratica quotidiana, ovvero frigoriferi più vuoti e disordinati, carrelli sbilanciati verso alimenti con una composizione dannosa per la salute, promozioni aggressive e diete più povere di nutrienti essenziali e di tempo per cucinare. Il risultato è un impoverimento alimentare generalizzato. Mangia male però anche chi ha accesso regolare al cibo. La qualità infatti si sta erodendo in tutte le fasce sociali, mentre la varietà degli alimenti diminuisce e lo spreco cresce (Segrè, Pertot, 2024; wwi, report 2024 e 2025).

Tuttavia, nell’impoverimento alimentare generalizzato soffrono di più le classi socio-economiche meno abbienti. Le rilevazioni del wwi mostrano un quadro drammatico: rispetto alla media nazionale i più poveri registrano uno spreco pro capite settimanale superiore del 27 per cento (wwi, report 2023 e 2024). Le ragioni sono molteplici: fra queste troviamo l’acquisto di prodotti ortofrutticoli scontati, ma prossimi al deperimento, gli acquisti in eccesso stimolati dalle offerte promozionali e modalità di trasporto e conservazione non adeguate. Ma non è solo una questione di quantità di alimenti che finiscono direttamente nei rifiuti. È anche la qualità degli alimenti consumati che, abbassandosi in modo esponenziale, si riflette sulla salute. Lo spreco metabolico è l’eccesso calorico a basso valore nutrizionale che il corpo non utilizza in modo sano e che, accumulandosi, si traduce in sovrappeso, obesità e malattie metaboliche. Lo spreco è dunque doppio (double waste ; Segrè, 2025): nel bidone e nel corpo, e lo stomaco stesso diventa un sacco dell’immondizia che accoglie cibo spazzatura (junk food).