Pavia Il Comune non può pagare ad Asm il servizio di raccolta porta a porta del verde. E ora esiste il rischio che i costi sostenuti dalla multiservizi per i primi sei mesi del 2026 e per la seconda parte dell’anno, ricadano sui cittadini che avevano attivato il porta a porta dei rifiuti vegetali. A dire “no” alla copertura delle spese da parte del Mezzabarba sono il segretario generale del Comune Mario Spoto e il dirigente del settore Pianificazione territoriale Giovanni Biolzi che, in una lettera inviata ad Asm, sottolineano come il costo non possa essere posto in capo all’ente comunale, in quanto «ad oggi non vi è stato alcun atto formale da parte dell’ente» e precisano come «non sia né giuridicamente ammissibile né, in alcun modo, coperto finanziariamente dal Comune di Pavia, per di più senza che vi sia, a monte, una modifica del contratto vigente». Per comprendere meglio quanto sta accadendo è necessario riavvolgere il nastro. L’amministrazione Lissia, dopo l’insediamento, aveva deciso di rendere gratuito la raccolta porta a porta del verde che era stata attivata dalla giunta Fracassi e comportava, per gli utenti che vi avevano aderito, il pagamento di 100 euro. Fino ad ottobre 2025 il servizio è rimasto a pagamento. Poi, dal primo gennaio 2026, Asm ha avviato il ritiro degli sfalci vegetali gratuitamente, «come richiesto dagli amministratori comunali che si sono ripetutamente impegnati verbalmente a far sì che il Comune garantisse di farsi carico dei relativi costi», scrive l’ex municipalizzata, sottolineando che, nella fase di avvio, le spese si intendono ricomprese in quelle generali relative al servizio di Igiene Urbana. Ma la richiesta, da parte della multiservizi, di copertura delle spese o di un impegno formale a garantire il versamento delle risorse per il servizio nel 2026, trova il veto degli uffici comunali. Da qui la diffida inviata da Asm in cui si chiede a Palazzo Mezzabarba di tenere fede a quanto dichiarato verbalmente e di coprire i costi, oltre 70mila euro per il secondo semestre di quest’anno. E in cui si avverte che qualora la somma non venga riconosciuta, verrà ripristinato con effetto immediato il pagamento diretto del canone da parte degli utenti. Insomma è muro contro muro. Per entrambi gli enti si profila un possibile danno erariale. Secondo gli uffici comunali è necessario modificare il contratto vigente della Gestione del servizio di Igiene Ambientale che, in questo momento, prevede l’addebito agli utenti. «Sino ad allora - si legge nella lettera inviata dal segretario generale e dal dirigente - qualsiasi modifica alle modalità di erogazione del servizio contrattualmente previsto, a decorrere dal primo gennaio di quest’anno, non è ammissibile».