Anche in Toscana e a Prato in particolare si sta pensando di togliere l’asfalto in alcune aree per creare zone verdi. Ne abbiamo parlato con Francesco Ferrini, professore di arboricoltura urbana all’Università di Firenze e fra i massimi esperti sul tema.

Cosa pensa di questi progetti? "È una scelta necessaria. De-impermeabilizzare significa restituire al suolo la capacità di assorbire l’acqua, ridurre il ruscellamento e contribuire alla mitigazione dell’isola di calore. Ma non basta togliere l’asfalto e mettere qualche albero: bisogna ricostruire un suolo funzionale e progettare una vera infrastruttura verde. La cosa non è affatto semplice come leggo da più parti, richiede tempo e grandi investimenti, nell’ordine di centinaia di euro a metro quadro, ma l’importante è smettere di parlane e passare ai fatti".

Lei ha lavorato a un progetto specifico per Prato. cosa prevede e qual è stato il suo ruolo? "Con il Dagri dell’Università di Firenze ho collaborato alle strategie di "Prato Forest City", lavorando sugli aspetti legati all’arboricoltura urbana, alla scelta delle specie e ai servizi ecosistemici. Altri colleghi hanno lavorato specificatamente sulla depavimentazione".

Ci sono zone dalle quali partire e che sono già oggetto di progetti specifici? "Prato ha già individuato la de-pavimentazione come una delle strategie della propria pianificazione urbana. Partirei, chiaramente, dalle aree più impermeabilizzate e vulnerabili: parcheggi, piazzali, scuole, strade molto esposte e quartieri con poca copertura arborea. San Paolo, ad esempio, è interessato da interventi di de-impermeabilizzazione e gestione sostenibile delle acque".