di
Filippo Di Biasi
Ferrini, professore di Arboricoltura all’Università di Firenze: «Non si è investito nei vivai pubblici, quelli privati hanno le piante prenotate. Ci vuole tempo e programmazione»
A precisa domanda la risposta è secca: «No, nei vivai italiani e toscani non ci sono abbastanza alberi per soddisfare la richiesta. E non ci saranno per i prossimi 10 anni». Ne è convinto Francesco Ferrini, professore di Arboricoltura all’Università di Firenze e presidente del Distretto vivaistico di Pistoia. Spiega che al netto dei progetti già avviati o conclusi, come i tanti legati al Pnrr, non c’è margine per nuovi interventi di riforestazione urbana senza almeno qualche anno, da 2 a 7, di programmazione preventiva. «Se in questo momento chiamassi un qualsiasi vivaio e chiedessi cento alberi mi riderebbero in faccia. Non c’è mai stata una programmazione e ora si chiede il vino ma manca l’oste. Qualsiasi annuncio che prometta nuovi interventi immediati di piantumazione va incontro a grosse difficoltà oggettive». Tradotto: non ci sono più alberi in «pronta consegna».
Ma come si è arrivati a questo punto, proprio ora che l’ombra delle chiome sembra l’unica soluzione al caldo estremo nelle città?












