Erano i tempi in cui l’estate sparava le ultime cartucce di una temperatura più mite dell’attuale, votandosi il 15 agosto alla fetta d’anguria. Dissetante, rinfrescante e diuretica icona della stagione, racchiudeva l’allegria e la luce dell’estate che si spengeva malinconica.
Era il giorno di Santa Maria, usando il nome della Vergine anziché quello di ferragosto, perché da noi è sempre stata viva la devozione mariana, a cominciare dalla venerazione della Sacra Cintola, un lembo di lana ricamato con fili d’oro, donato dalla Madonna a San Tommaso. Per prepararsi alle annaffiate settembrine e come preludio al Corteggio storico, scrigno di bellezza e folclore, si dette corso al taglio del cocomero: un misto fra sacro e profano, a godimento dell’anima e del corpo perché insieme all’Ostensione si distribuiva la fetta ricca di proprietà benefiche con zero calorie a tutti quelli che se n’erano rimasti rintanati in casa o sul plaid e cestino a Legri, in barba alle stelle cadenti e ai sogni in riva al mare dei gaudenti.
Il volo delle rondini a ghirlanda sostituiva il rullio della filanda, grazie alla tradizione instaurata da Giovannini, sindaco onesto per eccellenza, sguardo penetrante che si accendeva nel colloquio gesticolando a mimare i sentimenti, impegnato più di tutti alla riscoperta della pratesità, parte non banale della toscanità.












