Roma, 15 agosto 2026 – Va bene, per i cattolici è l’Assunzione di Maria, per i pagani le Feriae Augusti, per eventuali bonapartisti san Napoleone (in realtà mai esistito ma inventato e celebrato quando imperava il Napoleone non santo), per i senesi la vigilia del Palio, per i giornalisti uno dei mitici cinque giorni annuali in cui non si lavora, per ristoratori, albergatori, osti, bagnini, fuochisti (d’artificio) un affare e per tutti una festa.
Però sempre con una sfumatura malinconica perché il Ferragosto è il segnale che l’estate sta finendo, benché il caldo ci stia sempre sfinendo, e insomma ormai il meglio se n’è andato, idem le ferie. Tutti abbiamo avuto una mamma che improvvisamente il 16 agosto si ricordava dei compiti delle vacanze (i nostri, purtroppo) e della lista impressionante di libri che avremmo dovuto leggere. Insomma, il Ferragosto un po’ ansiogeno lo è.
Poi, diciamolo, quest’anno non c’è tanta voglia di festeggiare. A parte la situazione internazionale, quelle tre-quattro guerre che non accennano a finire, il molto ansiogeno Trump, lo stretto di Hormuz che non si capisce mai se è aperto o chiuso, tipo l’anagrafe, i droni russi e i controdroni ucraini e adesso perfino le isole Curili, ci mancavano solo quelle, non è che anche a casina ce la passiamo così bene.










