Roma, 20 giugno 2026 - L’inizio dell’estate astronomica costituisce uno dei passaggi più simbolici dell’anno. Il solstizio d’estate, per secoli celebrazione fondamentale, coincide con il giorno più lungo dell’anno e con il momento in cui la luce raggiunge il suo culmine. Molto prima di calendari digitali e orologi, gli esseri umani osservavano il cielo e il tempo delle stagioni diventava un messaggio anche per l’esistenza.
Nelle culture celtiche, nordiche, slave e mediterranee, i giorni dal 21 al 24 giugno venivano spesso accompagnato da rituali legati a fuoco, acqua, fertilità, guarigione e divinazione. Molti di questi riti, che si sono sovrapposti e intrecciati al giorno di San Giovanni, sono sopravvissuti fino ai giorni nostri.
Falò per il solstizio e San Giovanni
Il fuoco è probabilmente il simbolo più universale del solstizio. In tutta Europa, dalle Highlands scozzesi alla Scandinavia, fino alle Alpi, venivano accesi grandi falò sulle colline o nei villaggi. Il gesto serviva a onorare il Sole nel momento di massima forza, ma anche a rafforzarne simbolicamente l’energia. In alcune tradizioni germaniche e celtiche si facevano rotolare giù dai pendii ruote infuocate, immagine potente del Sole che, raggiunto il culmine, inizia lentamente la sua discesa. Falò del solstizio












