Alle 10:24 di domenica 21 giugno c’è stato il solstizio, il momento che in astronomia segna l’inizio dell’estate nel nostro emisfero, quello boreale. Il solstizio non dura un giorno intero: è un istante preciso, che ogni anno si sposta di circa sei ore (per l’esattezza 5 ore, 48 minuti e 46 secondi). Per recuperare questa differenza ed evitare che il calendario si sfasi troppo, ogni quattro anni aggiungiamo un anno bisestile. Così l’oscillazione del solstizio resta di un paio di giorni: in Italia cade il 20 o il 21 giugno, quest’anno il 21.

Estate e inverno cominciano nel giorno dei solstizi, quando le ore di luce sono al loro massimo e al loro minimo. Gli equinozi segnano invece l’inizio di autunno e primavera: in quei giorni il giorno e la notte hanno quasi la stessa durata (non esattamente, per via di alcune interazioni della luce con l’atmosfera terrestre). Equinozi e solstizi sono tra gli eventi astronomici più facili da osservare dalla Terra, e forse anche per questo sono entrati nella tradizione di moltissime culture, che li usavano per stabilire, a spanne, il cambio delle stagioni.

Le stagioni meteorologiche sono sfasate di una ventina di giorni rispetto a equinozi e solstizi. Dal punto di vista meteorologico, quindi, l’estate era già cominciata da qualche settimana.