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Alle 4:42 del mattino di sabato c’è stato il solstizio che, in termini astronomici, segna l’inizio dell’estate nel nostro emisfero, quello boreale. Il solstizio non corrisponde a un intero giorno, ma a un preciso momento che varia ogni anno di sei ore circa (a essere precisi precisi 5 ore, 48 minuti e 46 secondi), ed è proprio per evitare eccessivi sfasamenti e recuperare questa differenza che ogni quattro anni il nostro calendario prevede un anno bisestile. In questo modo anche l’oscillazione del solstizio è limitata a un paio di giorni: in Italia il solstizio d’estate avviene il 20 o il 21 giugno, quest’anno il 21.
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Estate e inverno iniziano nel giorno dei solstizi, in cui le ore di luce sono rispettivamente al loro massimo e al loro minimo. Gli equinozi, invece, determinano l’inizio dell’autunno e della primavera, e in quel caso il giorno e la notte hanno la stessa durata (anche se in realtà non è esattamente così, a causa di alcune interazioni della luce con l’atmosfera terrestre). Equinozi e solstizi sono tra gli eventi astronomici più semplici da notare sulla Terra, e probabilmente anche per questo motivo sono entrati nella tradizione di moltissime culture, dove sono utilizzati per determinare, un poco a spanne, il cambiamento delle stagioni.












