Oggi il nostro emisfero, quello boreale, vive la sua giornata di massima esposizione alla luce solare. È il Solstizio d’Estate, il giorno che segna convenzionalmente l’inizio della stagione estiva dal punto di vista astronomico e che ci regala il maggior numero di ore di luce di tutto l’anno. Un evento che, al di là del calendario, ha un significato scientifico preciso e un fascino culturale che affonda le sue radici nella notte dei tempi.
Cosa succede nel cielo: la Scienza dietro il giorno più lungo
Tutto dipende dall’inclinazione dell’asse terrestre. Il nostro pianeta non ruota “dritto”, ma è inclinato di circa 23,5 gradi rispetto al piano della sua orbita intorno al Sole. Questa inclinazione fa sì che, nel corso dell’anno, i raggi solari colpiscano la Terra con angolazioni diverse, determinando l’alternarsi delle stagioni. Nel giorno del Solstizio d’Estate, l’emisfero nord è inclinato il più possibile verso il Sole. Di conseguenza, il Sole raggiunge il punto più alto nel cielo di tutto l’anno (lo zenit) e la sua traiettoria apparente sopra l’orizzonte è la più lunga. Questo si traduce in più ore di luce e, ovviamente, nell’inizio del periodo più caldo. La parola stessa “solstizio” deriva dal latino sol (sole) e sistere (fermarsi, stare fermo). Questo perché, nei giorni che precedono e seguono questo momento, il Sole sembra “fermarsi” nel suo punto più settentrionale nel cielo, prima di iniziare la sua lenta “discesa” verso sud, che culminerà nel Solstizio d’Inverno a dicembre.











