La vicenda dei coloni israeliani che stanno assediando da giorni le case di due famiglie palestinesi in Cisgiordania non è un caso isolato, ma fa parte di una tendenza con cui i coloni hanno cominciato a usare l’assedio per cacciare i residenti palestinesi dalle loro abitazioni e dalle loro terre.
L’uso della violenza e della sopraffazione per prendere ai palestinesi terre e proprietà viene usato fin da prima della fondazione dello stato di Israele, e non soltanto dai coloni. Ma il caso di Qusra, il paese a sud di Nablus dove si trovano le famiglie assediate, ha degli elementi di novità.
A Qusra i coloni hanno circondato le case delle famiglie palestinesi, tagliato l’acqua e l’elettricità e impedito agli abitanti di entrare e di uscire. Finora l’esercito israeliano ha fatto qualche timido tentativo di sloggiare i coloni, ma senza davvero riuscirci e anzi mostrandosi in varie occasioni connivente. Venerdì il ministro della Difesa Israele Katz ha detto che trasferirà dall’esercito alla polizia israeliana la gestione dell’ordine pubblico, incluse le violenze e gli abusi dei coloni. Non è chiaro però quando, come o in quali zone della Cisgiordania questo succederà nello specifico.
Almeno una delle case assediate di Qusra è un edificio con un certo valore economico: il proprietario è un cittadino statunitense di origini palestinesi che ha detto di aver speso circa un milione di dollari per costruirla (ora ci vive il fratello con la famiglia, mentre il proprietario è negli Stati Uniti). L’obiettivo dei coloni è costringere le famiglie palestinesi ad andarsene tramite l’assedio, poi appropriarsi di queste case e andarci ad abitare loro.











