Il nervosismo innescato dalla crisi di Ceuta si spiega con il timore della spallata delle destre: nel 2027 si vota in otto Paesi Ue, con quasi 200 milioni di elettori chiamati alle urne. Eppure i dati Frontex parlano di arrivi irregolari in calo. Il vero nodo (evitato da tutti) è sull’integrazione. L’analisi.

Migra più in là. Sarà questo molto probabilmente uno degli slogan della campagna elettorale multipla che interesserà nel 2027 quasi 200 milioni di cittadini europei. Anche a dispetto dei numeri reali. Solo così si spiega il nervosismo innescato con la crisi di Ceuta e che ha messo l’un contro l’altro armati tre Paesi che, a onor di geografia, nemmeno confinano tra loro, con l’obiettivo di far sbarcare il migrante un po’ oltre il proprio suolo patrio. Con l’Italia che ha sospeso il trattato di Schengen verso la Spagna, immediatamente ricambiata con la stessa moneta, e la Germania che ha a sua volta ricominciato ad applicare le espulsioni verso Roma e Atene dei clandestini sbarcati sulle coste mediterranee e transitati poi verso Berlino.

I partiti nazionalisti e la propaganda contro lo straniero

La paura della spallata delle estreme destre è tanta, del resto, e il prossimo anno si voterà, oltre che in Italia, anche in Francia, Spagna, Polonia, Grecia, Finlandia, Slovacchia ed Estonia, tra primavera e autunno saranno chiamati alle urne quasi 200 milioni di elettori, la metà dei 400 milioni di europei con diritto di voto. Il fenomeno migratorio sarà sicuramente uno dei temi caldi, a maggior ragione vista la presenza di partiti nazionalisti e identitari, dagli spagnoli di Vox ai francesi del Rassemblement national, che mettono il contrasto allo straniero illegale (ma anche a quello legale) tra le loro priorità.