Il 1° agosto hanno promosso la lettera con cui, insieme ad altri 20 paesi, hanno usato la crisi di Ceuta per tentare di isolare politicamente la Spagna all’interno dell’Ue. Il pericolo, dicono, sono gli “attraversamenti di massa incontrollati” che “mettono a repentaglio l’integrità delle frontiere esterne dell’Unione”. Ancora ieri, poi, Giorgia Meloni e Mette Frederiksen – “uniche due donne a capo di un governo nell’Ue” – hanno firmato una nota congiunta in cui suonano l’allarme sulla “immigrazione incontrollata verso l’Europa”. Se però si va a guardare i dati ufficiali, l’emergenza evocata dalla premier italiana e dal capo del governo danese non esiste.

Gli ultimi dati di Frontex sono inequivocabili. Gli “attraversamenti irregolari delle frontiere esterne dell’Ue sono diminuiti di oltre un quarto (26%) nel 2025, attestandosi a quasi 178 mila. Si tratta di meno della metà del totale registrato nel 2023 e del livello più basso dal 2021“, riferisce l’agenzia. Un numero lontano anni luce dagli 1,8 milioni del 2015, anno della crisi siriana e dell’espansione di Isis in Medio Oriente, e non troppo distante dal picco minimo di 125 mila del 2020, quando il Covid-19 frenò gli arrivi. Nel 2026, poi, sta andando anche meglio: tra gennaio e giugno sono stati 49mila e il loro numero “ha continuato a diminuire, con un calo del 37% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente“. “Il calo – aggiunge Frontex – riflette la cooperazione con i paesi partner e le misure preventive adottate nei principali paesi di partenza, che continuano a ridurre il numero di imbarcazioni dirette verso l’Europa”.