C’è un elemento che continua a sfuggire al dibattito pubblico. I numeri. Sono ostinati. E, soprattutto, non votano. Ceuta ne è l’ultima dimostrazione: il 31 luglio 2026, 60mila persone tentano di raggiungerla dal Marocco. Quasi l’80% torna indietro nelle stesse ore. Al momento il bilancio dà anche conto di 88 morti. Una tragedia che dovrebbe imporre un confronto ragionevole, fondato sulla realtà, non sugli slogan. Accade l’opposto. Il governo italiano, per restare a una delle reazioni più tragicomiche, sospende per un mese l’applicazione di Schengen nei collegamenti con la Spagna: eppure Ceuta è fuori dallo spazio Schengen e non rientra nelle principali rotte migratorie verso l’Europa. È lo scarto, ormai strutturale, tra la rappresentazione propagandistica e l’infallibile fabbrica dei fatti. La quale, tuttavia, svanisce sotto l’opera dei Re Lanterna (di destra, centro e sinistra), padroni degli ordigni con cui si allevano schiere di tifosi alimentati, in particolare, dai pollai televisivi e dalle fosse socio-mediatiche. E gli esempi, purtroppo, non difettano. Soprattutto nell’italico scenario giuspolitico.

Basti dire che gli stranieri regolarmente residenti nella Penisola passano da 5,1 a 5,6 milioni sotto l’egida dell’attuale esecutivo, il più longevo della storia repubblicana. I rimpatri degli irregolari restano marginali: 3.500 nel 2024, 3.000 nel 2025. I decreti-flussi, che autorizzano l’ingresso regolare di lavoratori extracomunitari, crescono invece senza interruzione: 83mila nel 2022, 136mila nel 2023, 151mila nel 2024, 181mila nel 2025. Da notare che, come succede dall’entrata in vigore (2002) della legge Bossi-Fini, gran parte di questi ingressi sono sanatorie mascherate: stranieri già presenti in Italia, spesso da anni, vengono formalmente «chiamati dall’estero» attraverso il famigerato click-day. S’aggiunga che tra il 2022 e il 2025 le iscrizioni anagrafiche dall’estero raggiungono quota 430mila l’anno, quasi 1.200 al giorno, contro le 330mila del 2019.