Le politiche dell'immigrazione non possono limitarsi alla gestione dei flussi; sarebbe una sfida persa in partenza perché la pressione migratoria, per il numero di persone coinvolte, per l'animo che le spinge è stata ed è sempre superiore alla capacità di fermarla o di respingerla. Non riusciamo a fronteggiarla neanche all'interno dei nostri confini. Nel primo trimestre del 2026 nella Unione europea hanno ricevuto l'ordine di lasciare il territorio nazionale più di 100.000 cittadini non comunitari; l'ordine è stato eseguito per circa un terzo dei destinatari. Gli altri due terzi si sono presumibilmente aggiunti alla massa di disperati sfruttati, senza presente e senza futuro. Se milioni di persone in tutto il mondo sono pronte a rischiare la morte per emigrare, significa che non si tratta di un problema di ordine pubblico ma di un problema di ordine umano. Le forze di estrema destra, presenti in tutti i paesi dell'Unione, ignorano questo aspetto; i loro maestri gridavano sangue e terra, loro urlano per la difesa dei confini e per la integrità etnica, alimentano la sensazione di insicurezza con slogan sulla sicurezza in uno dei paesi più sicuri del mondo, prospettano il ritorno forzato degli immigrati nei paesi di origine o in paesi terzi disposti ad accoglierli, la remigration, ma ne tacciono i costi. Nessuno dice che i governi britannici conservatori Johnson, Truss e Sunak, hanno fatto pagare ai contribuenti del loro paese, per il progetto di trasferimento forzoso in Ruanda degli immigrati irregolari, circa 700 milioni di sterline tra fondi al paese africano, voli mai decollati e costi di gestione, prima che il piano di asilo venisse definitivamente cancellato nel 2024.Le destre sanno benissimo che la remigrazione come politica generale di risposta all'immigrazione irregolare è irrealizzabile, come non è mai stato realizzabile il blocco navale che venne proposto in Italia qualche anno fa. Ma Insistono nella impostazione securitaria aiutati del silenzio della sinistra. Forse il punto più basso di questa impostazione è stato raggiunto dalla dichiarazione di Chisinau, adottata il 15 maggio 2026 dal Comitato dei ministri dei 46 paesi del Consiglio d'Europa che nel paragrafo 23 si occupa di tortura. La dichiarazione è priva di carattere vincolante, ma rappresenta comunque i convincimenti dei rappresentanti di quei paesi: “Il carattere assoluto del divieto dei trattamenti o delle pene inumani o degradanti deriva dal fatto che esso riguarda le forme più gravi di maltrattamento. La soglia minima di gravità necessaria perché un maltrattamento possa essere qualificato come trattamento o pena inumani o degradanti deve pertanto rimanere elevata e costante ed essere applicata in maniera chiara e uniforme a tutti i livelli, evitando di imporre restrizioni non necessarie alle decisioni di estradizione o di espulsione di cittadini stranieri. La valutazione del livello minimo di gravità resta tuttavia relativa e deve essere compiuta considerando tutte le circostanze del caso concreto”. In pratica un po' di tortura è consentita, valutando le circostanze del caso concreto. Recentemente il governo italiano ha riproposto l'intesa di Chisinau come documento guida per le politiche antiimmigrazione. In definitiva l'estrema destra legittima la violenza, propone misure inapplicabili, tace sulla mancata applicazione delle misure di espulsione irrogate, esalta la riduzione del numero degli sbarchi, a volte citando cifre inesatte, come successo delle politiche migratorie. Non è accettabile, ma è una politica. La sinistra sembra aver rinunciato ad affrontare politicamente il problema. Lo scontro sembra essersi ridotto tra chi dice respingiamone quanti più è possibile e chi dice accogliamone quanti più è possibile. La sinistra sembra intrappolata nel groviglio di emancipazioni, lavoro, diritti, solidarietà e non riesce ad uscirne, perché non riesce a proporre soluzioni umanamente realistiche. Sembra avere solo due vie d'uscita: o continuare a criticar tacendo o inseguire la destra sul suo terreno. La prima opzione è suicida; fa parte della tesi per cui si compete per vincere, non per governare. La seconda opzione è stata scelta da Mette Frederiksen, la premier danese, socialista. Ha reso più complicati i ricongiungimenti, ha tagliato i sussidi, ha ridimensionato il diritto di asilo, consentendolo in via temporanea, ha facilitato i rimpatri. E' una strada per la sinistra italiana? Mi auguro di no.La sinistra sembra intrappolata nel groviglio di emancipazioni, lavoro, diritti, solidarietà e non riesce ad uscirne, perché non riesce a proporre soluzioni umanamente realisticheLe politiche sull'immigrazione non stanno in piedi da sole; devono essere inserite nel contesto dei bisogni del paese e dei suoi obbiettivi strategici. Tutta l'Europa registra un forte calo demografico, un invecchiamento della popolazione, la mancanza di mano d'opera per lavori essenziali. Sulla base dei dati forniti dall'ELA (European Labour Authority), nei prossimi anni milioni di persone in tutta Europa lasceranno il lavoro per pensionamento. Nei quattro paesi più popolosi della Ue – Germania, Italia, Francia, Spagna – mancano già oggi da sei a otto milioni e mezzo circa di lavoratori. In tutta l'Ue, mancano saldatori, elettricisti edili, infermieri professionali, idraulici, autisti di camion e mezzi pesanti, carpentieri, piastrellisti, meccanici e riparatori di autoveicoli, falegnami per l'edilizia. In Italia i lavoratori richiesti dalle imprese, grandi e piccole, sono circa un milione: soprattutto addetti alle pulizie, braccianti, operai agricoli, camerieri, muratori, autisti di mezzi pesanti, idraulici, saldatori, manutentori. Per agevolare la ricerca è stato costituito l'Eu Talent Pool, il cui regolamento è stato approvato il 30 marzo scorso. Si tratta di una piattaforma digitale per facilitare il reclutamento di lavoratori qualificati provenienti da paesi extra Ue. L'Italia ha aderito tramite il ministero del Lavoro. Ma si pongono due problemi. L'Eu Talent Pool autorizza l'iscrizione alla piattaforma solo dei lavoratori già in possesso di un profilo professionale valido. L'Eu Talent Pool, inoltre, è solo una piattaforma; non sostituisce le leggi nazionali sulla immigrazione. Occorre pertanto seguire le faticose procedure dei decreti flussi per ottenere visti e permessi di soggiorno anche per chi ha già una competenza ed è richiesto da un'azienda italiana. Il secondo problema riguarda la mancanza di formazione nei paesi di origine. Qualche imprenditore italiano ha fatto una scelta radicale. Sta formando nei paesi di origine alcune centinaia di professionisti utili alle sue aziende che, terminata la formazione, potranno immediatamente cominciare a lavorare in Italia. Occorrerebbe forse una intesa tra governo, regioni, sindacati, associazioni degli imprenditori per avviare nei paesi di origine, all'inizio in via sperimentale, la formazione alle professioni più richieste e meno complesse, previa garanzia di un ingresso rapido in Italia.Occorre por mente, poi, ai lavori per l'Italia di domani. Con il Centro di ricerca Futuri Probabili abbiamo individuato tre settori di sicuro sviluppo nel nostro paese, per i quali serviranno competenze che già oggi non sono in numero sufficiente e che, per il calo demografico e l'invecchiamento della popolazione, ancora più insufficienti saranno domani. Abbiamo perciò bisogno del lavoro immigrato. Alcune delle professionalità necessarie potrebbero essere sviluppate in paesi extracomunitari che hanno una tradizione scientifica, ad esempio l'India, il Sud Africa o la Serbia.Il primo dei tre settori riguarda l'energia. Bisogna sviluppare le competenze per le energie rinnovabili. Tra qualche anno, inoltre, dovremmo cominciare a costruire centrali nucleari di nuova generazione. Non mancano ingegneri nucleari, ma abbiamo individuato altre 39 professionalità che oggi non esistono e che sono necessarie per la costruzione, dai saldatori specializzati, ai manutentori, ai tecnici di laboratorio nucleare. Gli uffici del ministero dell'Istruzione, su indicazione del ministro, hanno meritoriamente provveduto a istituire corsi di energia in 115 istituti tecnici e istituti tecnici superiori. I giovani interessati potranno trovare in questi istituti una preparazione che serve alla loro vita e serve al paese.Un secondo settore nel quale l'Italia dovrà sviluppare competenze è l'agricoltura. L'impoverimento delle risorse idriche, l'inaridimento del terreno, la difficoltà crescente di procurarsi concimi richiede anche nell'agricoltura il ricorso alle nuove tecnologie. Si chiama agricoltura di precisione e mira al risparmio dell'acqua, alla coltivazione delle specie più adatte al tipo di terreno, a ridurre gli sprechi e aumentare la produttività in modo sostenibile attraverso l'uso di big data, droni, macchinari che non richiedono l'intervento umano.Energia, agricoltura, brain economy, i tre settori chiave nei quali l’Italia dovrà sviluppare competenze, anche con la formazione degli immigrati nel loro paese d’origineIl terzo settore riguarda la brain economy, l'economia del cervello. Le capacità cognitive, la creatività e la salute mentale, in un mondo che sarà sempre più attraversato da tecnologie intelligenti, diventano risorse centrali per lo sviluppo dell'umanità, specie in paesi che invecchiano. In un'economia sempre più basata sulla conoscenza, il capitale umano dipende dalla capacità di apprendere, innovare, adattarsi rapidamente ai cambiamenti. La diffusione dell'intelligenza artificiale sposta complessivamente il lavoro umano verso attività cognitive complesse e creative. Sono necessari quindi investimenti nell'istruzione, nella formazione continua, nelle neuroscienze e nella tutela della salute mentale. Lo stress, le malattie neurologiche e il deterioramento cognitivo producono costi economici rilevanti, riducendo la partecipazione alla vita sociale e impoverendo il paese. La salute del cervello perciò non rappresenta soltanto una questione sanitaria, ma anche un elemento strategico della competitività economica. Lavorare non solo per le prossime elezioni, ma anche per il futuro del paese potrebbe far uscire dal letargo coloro che ne sono affetti e sollecitare tutti a politiche immigratorie che riescano a coniugare l'interesse dei migranti con l'interesse del paese.Luciano Violante, ex presidente della Camera dei deputati
Ipocrisie a sinistra sui migranti
Continuare a criticar tacendo o inseguire la destra sul suo terreno? I progressisti italiani, stretti in due vicoli ciechi. Ma c’è una terza via, fatta di formazione e lavoro, utile all’immigrazione e al paese











