L’unico obiettivo perseguito dal governo con determinazione e coerenza, in mezzo a mille problemi reali (lavorativi, economici, ambientali) abbandonati a sé stessi, è il controllo delle istituzioni, dell’informazione, della cultura e dei cittadini, a partire dai minori. In questo contesto il controllo dei migranti è una finzione strumentale psicologicamente efficace. L’Italia non è alle prese con un’emergenza legata alla migrazione e gli arrivi sono nettamente diminuiti. I migranti nel nostro paese non sono un pericolo per la sicurezza se non nei limiti tuttora fisiologici di comportamenti violenti dovuti al loro reclutamento da reti criminali e a sofferenze psichiche gravi abbandonate a sé stesse.

Dei migranti il governo ignora tutto, poiché non ha alcuna intenzione di inserirli in modo costruttivo nella nostra vita. Li tratta come corpo estraneo da isolare e ghettizzare depotenziando le strutture funzionali al loro sostegno. Li considera come male necessario, forza lavoro da usare e da cui, al tempo stesso, difendersi. Alimenta in essi la paura dell’esclusione e del rigetto e negli indigeni la paranoia nei loro confronti. Incentiva in entrambi uno stato d’allerta permanente e un senso di incertezza e di insicurezza.