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Ultimo aggiornamento: 12:46

L’andamento positivo dell’economia e del sistema produttivo italiano dei prossimi anni potrà essere sostenuto solo con l’ingresso di migranti regolari nei prossimi tre anni. L’unico modo per garantire il ricambio della forza lavoro. A dirlo non sono i leader delle opposizioni, le organizzazioni non governative o le associazioni che si occupano di accoglienza. Ad ammetterlo è il governo di Giorgia Meloni: un passaggio scritto da Palazzo Chigi e firmato l’1 agosto dal sottosegretario Alfredo Mantovano, nella relazione tecnica al decreto flussi, il decreto del presidente del Consiglio dei ministri approvato il 3 luglio scorso che permetterà l’ingresso di 497 mila migranti regolari nel triennio 2026-2028.

I migranti salveranno l’economica – Il decreto – con annessi relazione tecnica, parere della Conferenza delle Regioni e del Cnel – è stato trasmesso alle commissioni parlamentari che dovranno esprimere un parere. Nelle 124 pagine, oltre a presentare i numeri dei nuovi ingressi settore per settore e regione per regione, la presidenza del Consiglio spiega anche quali sono gli obiettivi del provvedimento.

Dopo aver descritto il contesto positivo della nostra economia negli ultimi anni con un andamento positivo del mercato del lavoro nonostante “la crescita moderata e la stasi demografica”, a pagina 31 della relazione Mantovano spiega gli obiettivi del decreto Flussi: “Le dinamiche positive dal lato dell’andamento generale dell’economia e dell’occupazione possono essere sostenute, nell’orizzonte del prossimo triennio, solo con una politica migratoria che consenta l’ingresso in Italia di manodopera indispensabile al sistema economico e produttivo nazionale e di difficile reperimento nel nostro Paese”. Insomma, solo l’ingresso di migranti regolari potrà permettere di sostenere il sistema economico italiano. Palazzo Chigi, inoltre, aggiunge che “un canale di immigrazione legale e controllato è infatti l’unica possibilità, al momento, di assicurare al sistema economico e produttivo nazionale il necessario ricambio della forza lavoro”.