Quando parcheggi davanti al palazzo del proctologo è metà mattinata, il cielo par tinto di grigio e ti viene in mente che di casermoni come questo, proprio come questo, esattamente come questo, con l’intonaco crepato e i balconi brutalisti sbreccati di cemento annerito, ne avevi due, non uno, ereditati dal babbo, e però mai una volta ci sei entrato, nemmeno per riscuotere gli affitti, perché ti vergognavi a vedere quanto infinitamente peggio di te vivevano gli altri e soprattutto ti vergognavi di pigliargli i soldi, agli altri che avevan meno di te, ma non avevi il coraggio di dirlo e però i soldi li volevi, e allora ci mandavi Yanez, a riscuotere. Lui andava e riscuoteva e veniva da te coi soldi e quando gli chiedevi se c’erano stati dei problemi lui ti rispondeva sempre, Quali problemi?, e un po’ ti rasserenavi perché, ti dicevi, se ce ne fossero stati, di problemi, te l’avrebbe raccontato, tipo se qualcuno avesse fatto storie, o se non avesse avuto i soldi per pagare e si fosse messo tipo a piangere, te l’avrebbe detto, quindi era tutto a posto. Gli davi qualcosa. Un po’ troppo, rispondeva sempre lui, ma era contento di prenderli e ti ringraziava sempre tanto. Ti pareva d’aiutarlo.