Dopo l’incendio del 29 luglio e i sigilli all’edificio, lo Spin Time – da sempre modello di rigenerazione urbana nel quartiere Esquilino di Roma – rischia di trasformarsi in un simbolo di degenerazione umana. L’origine del rogo è ancora avvolta nel mistero. Le fiamme rischiano di ridurre in cenere la storia di un esperimento sociale di straordinario valore, iniziato nel 2013 quando Action Diritti in Movimento occupò lo stabile di dieci piani per 21mila metri quadrati. Era l’anno dello “Tsunami Tour”, la mobilitazione dei movimenti per il diritto all’abitare nata per denunciare l'assenza di politiche abitative e culminata, entro la fine dell'anno, in quasi cinquanta nuove occupazioni in tutta la città.«Sono arrivato allo Spin Time ben prima del 2013: avevo quattro anni e mezzo», racconta Manuel, 22 anni, receptionist notturno. «Questo posto ha rappresentato due fasi distinte della mia vita: all'inizio mi vergognavo quasi di dire che vivevo qui, condizionato dal giudizio e dai pregiudizi degli altri. Poi, dai 15 anni in su, ho maturato la consapevolezza che senza questo luogo non avrei la forma mentis che mi ritrovo e che spesso non vedo nei miei coetanei. Quale bambino ha la fortuna di crescere in un contesto così ricco di culture, lingue e storie provenienti da tutto il mondo? Sono cresciuto qui, sono un ragazzo afro-italiano, e il bagaglio umano che ti regala lo Spin Time è davvero straordinario. È un posto dove, se entri, dopo tre giorni ne esci cambiato in meglio. Oggi ciò che mi fa più male non è il sacrificio personale di dover dormire in strada, ma vedere la sofferenza dei bambini e degli anziani».Un tempo sede dell’Inpdap (l’istituto di previdenza dei dipendenti pubblici, poi confluito nell’Inps), l’edificio si è trasformato negli anni in uno spazio capace di coniugare l'abitare con l'evoluzione personale. Un concetto di casa che supera le pareti domestiche per tradursi in un senso puro e profondo di collettività. A fine luglio, l'incendio ha costretto all'evacuazione circa 400 persone, per un totale di 150 famiglie tra cui molti bambini e anziani. Il rogo è stato prontamente domato dai residenti stessi e dai vigili del fuoco subito intervenuti. Pur non avendo registrato né feriti né danni strutturali gravi, l'edificio è stato dichiarato inagibile dalle autorità, che ne hanno sigillato i cancelli vietando il rientro agli abitanti. Dal 29 luglio, 150 famiglie si ritrovano per strada insieme alle numerose associazioni e realtà commerciali, culturali e sociali che animavano la struttura. La tragedia colpisce soprattutto i soggetti più vulnerabili, rimasti privi dei beni di prima necessità e costretti a sopportare le temperature estive proibitive di questi giorni.«Spin Time rappresenta un'inversione di tendenza, un mutamento, una svolta. Una reazione alla crisi abitativa che travolgeva e continua a travolgere Roma, una città sempre più orientata all'esclusione sociale, alla svendita del patrimonio pubblico e alla privatizzazione degli spazi. Spin Time si colloca proprio in questa frattura tra la città dei ricchi e quella di chi è in difficoltà. Il modello ha creato una comunità permanente fatta di persone con bisogni abitativi concreti e di realtà sociali, educative, culturali e persino produttive. Il co-working, ad esempio, ha portato qui tantissime competenze, oltre a spazi sicuri di dibattito e confronto», spiega Federico Di Costanzo, responsabile della comunità educante Associazione genitori scuola Di Donato in Spin Time Labs. Dove un tempo c'erano uffici, oggi ci sono stanze da letto. Su ogni piano si trovano bagni e cucine in comune, affiancati da un auditorium che ospita spettacoli teatrali e concerti, oltre a un'osteria di quartiere. Spin Time è un vero e proprio laboratorio urbano che offre residenze artistiche, doposcuola, laboratori di falegnameria e sportelli di assistenza sociale. «Spin Time è un ponte tra chi vive nell'edificio e la cittadinanza che frequenta questo laboratorio. Il suo senso profondo è dimostrare che un mondo diverso è già possibile. L’Asl, la Cgil e la rivista Scomodo sono solo alcune delle realtà presenti», prosegue Di Costanzo. «Il mutualismo e la solidarietà trasformano un semplice immobile in un modello di società più giusto dal punto di vista emotivo, umano e mentale». In questi tredici anni non sono mancati i momenti di tensione e paura. Nel 2019, quando il palazzo rimase per diversi giorni senza acqua né corrente elettrica, si compì il "miracolo": l’elemosiniere del Papa, il cardinale Konrad Krajewski, si calò personalmente in un tombino per riattaccare il contatore della luce. Un gesto forte di disobbedienza civile da parte di un uomo di fede, con un significato ben più profondo di qualsiasi proclama o parola detta.«Se mi tolgono questo posto, mi tolgono la vita», racconta Patience mentre si asciuga le lacrime. È arrivata allo Spin Time sette anni fa dalla Nigeria, dopo un lungo e devastante viaggio durato anni. «Grazie a questo luogo oggi posso essere la madre che ho sempre desiderato essere e garantire ai miei figli ciò che ho sempre sognato per loro: studio, svago e un futuro». Poi aggiunge tra le lacrime: «Questo posto mi ha fatto dimenticare il dolore del passato e mi ha regalato una nuova vita. Se penso a tutte le attività fatte e al rischio che non possano esistere mai più, cado nello sconforto». Il presidio permanente attivo dal 29 luglio testimonia la volontà di questo laboratorio urbano di resistere e difendere la propria storia. Il Comune di Roma ha avviato una trattativa di acquisto con l’ente privato proprietario dell’immobile ma, nel frattempo, Fratelli d’Italia ha presentato una diffida formale contro il sindaco Roberto Gualtieri contestando la mancanza di trasparenza e il rischio, a detta loro, di premiare l’illegalità con i soldi pubblici. Al momento, quindi, il futuro della struttura e dei suoi abitanti resta ancora incerto.
Le storie dei senzatetto di Spin Time, la casa comune
Dal rogo del 29 luglio è chiuso lo stabile romano che dal 2013 è il centro di un esperimento sociale unico di coabitazione per 150 famiglie. Il Comune vuole acq















