La Germania non arretra sulla questione dublinanti che ha aperto con l’Italia. Berlino replica con tetragona intransigenza alle manifestazioni di dialogo giunte da Roma per risolvere un problema che divide l’Ue dove dovrebbe essere compatta, la gestione dell’immigrazione. I trasferimenti dei profughi che dalla Germania devono tornare in Italia «riprenderanno», ha comunicato il ministero dell’Interno tedesco. Per il dicastero, è imperativo dare attuazione sia alla riforma del Sistema europeo comune di asilo (Ceas) in vigore dal 12 giungo, in cui viene recepito il regolamento Ue di Dublino, sia agli accordi sui dublinanti sottoscritti da Germania e Italia. «Gesetz ist Gesetz» è un proverbio tedesco: la legge è legge.Con teutonica ostinazione, il ministero dell’Interno tedesco si trincera dietro le norme e si dice «francamente un po’ sorpreso dal clamore» che il caso dublinanti ha suscitato in Italia. Non è la prima volta. Da anni, il regolamento di Dublino crea tensioni tra Berlino e Roma, i cui rapporti sono ancor più solidi da quando Giorgia Meloni si è insediata a Palazzo Chigi e Friedrich Merz è alla Cancelleria. Al di là delle divergenze ideologiche, due capi di governo di destra condividono con la prima ministra danese Mette Frederiksen, socialdemocratica, la necessità di una gestione efficace dell’immigrazione nell’Ue, che comprende un severo contrasto a quella illegale. In questa prospettiva, i tre sono stati tra i più determinati promotori della riforma del Ceas. Italia, Germania e Danimarca condividono poi la proposta di istituire in Stati terzi centri di rimpatrio per i migranti irregolari respinti dall’Ue. Nel 2027, il primo di questi poli potrebbe sorgere in Uganda o Ruanda su iniziativa di Germania, Danimarca, Austria, Paesi Bassi e Grecia. Berlino e Roma sono, dunque, in sintonia nella politica migratoria, come riconosce lo stesso ministero dell’Interno tedesco sottolineando la «lunga storia di proficua collaborazione, soprattutto, sull’attuazione del Ceas». Allo stesso tempo, il dicastero rimarca che il corretto funzionamento del sistema Dublino è «prerequisito» per il successo della riforma del Ceas. Inoltre, Berlino e Roma sono vincolate da accordi bilaterali sui dublinanti, conclusi nel 2025. I migranti che, secondo le norme Ue, l’Italia deve riprendere in carico dalla Germania in quanto Stato membro di primo arrivo inizieranno a essere trasferiti dal 19 agosto. Sono profughi sbarcati dalle navi di ong spesso tedesche al cui trasferimento il Viminale intima l’alt, pur aprendo a una soluzione congiunta. Da parte sua, il ministro degli Esteri e della Cooperazione internazionale Antonio Tajani è fiducioso nel raggiungimento di «un equilibrio» tra Italia e Germania. Mentre guarda con ottimismo a Berlino, il titolare della Farnesina striglia Madrid, il cui ministro degli Esteri José Manuel Albares ha accusato il governo italiano di non aver mostrato solidarietà alla Spagna nella crisi migratoria di Ceuta al fine di mobilitare consensi. Accuse respinte al mittente da Tajani: l’esecutivo Meloni «certamente» non agisce «per motivi elettorali. Tuteliamo solamente l’interesse nazionale». Stesso obiettivo di Frederiksen, secondo cui «una politica migratoria rigorosa è fondamentale per la Danimarca e per l’Europa». Per gestire i flussi migratori, il governo di Copenhagen attuerà le «misure necessarie» compreso l’inasprimento dei controlli alle frontiere danesi, «arma più efficace» contro le ondate di profughi, fino alla loro completa chiusura.