Berlino tira dritto sui rimpatri previsti dagli ultimi accordi europei e conferma i trasferimenti che spetterebbe accogliere all'Italia. E dalla Danimarca, la premier conferma la linea dura
«Siamo un po’ sorpresi dell’agitazione sulla questione e delle divergenze». Il ministero dell’Interno tedesco va dritto al punto e chiude il caso sui migranti «dublinanti» con una linea netta. I patti parlano chiaro e le espulsioni verso l’Italia si faranno. Nessun dietrofront da parte di Berlino, che si limita a rivendicare l’automatica applicazione degli accordi bilaterali già siglati tra i due Paesi. Di fronte alla fermezza tedesca, il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha tentato di ridimensionare l’allarme e si è affrettato a rassicurare che non c’è alcuna crisi in vista e che un equilibrio, alla fine, si troverà.
I patti europei
Il ragionamento di Berlino è puramente tecnico e poggia sulle scadenze già concordate. Nell’autunno del 2025, Germania, Italia e Grecia avevano stabilito che le norme di Dublino sarebbero tornate a pieno regime in concomitanza con l’entrata in vigore del nuovo sistema europeo comune di asilo, scattato nel giugno 2026. La regola è semplice. Chi sbarca in Italia e poi chiede asilo in Germania, deve essere rimpatriato nel Paese di primo approdo. Da qui il termine migranti dublinanti.










