Oltre quaranta carichi di Lng russo sanzionato sono arrivati a Beihai in undici mesi, segnale che la Cina sta costruendo un’infrastruttura che rende sostenibile l’export di Mosca. E su cui l’Occidente deve concentrarsi adesso

Nei terminali del sud della Cina sta prendendo forma un sistema commerciale progettato per resistere alle sanzioni occidentali. Tra l’agosto 2025 e il giugno 2026 il porto di Beihai, nel Guangxi, ha ricevuto oltre quaranta carichi provenienti da progetti russi di gas naturale liquefatto colpiti dalle misure statunitensi, venduti agli acquirenti cinesi con sconti che secondo le stime disponibili arrivano al 30-40% rispetto ai prezzi spot asiatici.

La tesi è che non si tratti di episodi isolati di aggiramento, ma della costruzione di un’architettura stabile. Mosca ha risolto per prima cosa il problema logistico, mettendo in piedi una catena marittima fatta di unità di stoccaggio galleggianti, trasferimenti nave-nave condotti con i transponder spenti e una flotta ombra in espansione, capace di portare il carico dai giacimenti artici alle acque asiatiche. Restava però il nodo decisivo: senza terminali di ricezione disposti ad accettarlo, il gas non ha destinazione. È qui che entra la Cina.