Il dettaglio da tenere sotto controllo, quando Sara Curtis appare sul piano vasca sigillata nella tuta blu e bianca della Nazionale di nuoto, è il linguaggio del suo corpo. Passo deciso, spalle aperte, sguardo dritto che buca gli occhialini, transustanziazione della sua intelligenza sportiva: più chiara che mai, all’uscita dalla camera di chiamata per la semifinale dei 50 dorso agli Europei di Parigi 2026.

Vittoria, piazzamento, record? A Curtis uno dei tre obiettivi si legge addosso a ogni gara, ma in questo caso è stato tre su tre: passaggio in finale, col miglior tempo, e rasoiata che porta il nuovo record del mondo nei 50 dorso a 26’’63, ben 23 centesimi di scalpo al precedente dell’australiana Kaylee McKeown. Euforica e commossa nei festeggiamenti in acqua, all’asciutto e con il solito sorriso ad alto voltaggio Sara Curtis ha detto che se lo sentiva nelle gambe, «ma da qui ad arrivarci ce ne vuole». Peccato di modestia: sentirselo, nel suo caso, è averne già certezza. Da 16 mesi a questa parte, ogni sua gara è un obiettivo spuntato.

Nuoto, record del mondo di Sara Curtis nei 50 dorso: «È il sogno di tutta la vita»

IL VALORE DELL’ATTESA

Da dove arrivano la classe agonistica e la mentalità di Sara Curtis, gioia del nuoto italiano e mondiale? Classe 2006 da Savigliano (Cuneo), «fiera delle mie due culture» italiana e nigeriana, a due anni entra in piscina ma l’acqua è troppo fredda, fatica a piacerle. L’appuntamento con l’agonismo è solo rimandato: nel 2016 conosce Thomas Maggiora, allenatore del Centro sportivo Roero. Non ha nemmeno 10 anni ma in vasca è già forte, fa tuffi e subacquee perfetti, sulle distanze più brevi è un impavido motoscafo turbo verso il tocco della piastra – possibilmente della corsia 4, quella destinata alle migliori in qualifica, primo vaticinio di una eventuale vittoria.