Negli ultimi giorni abbiamo assistito alla nascita di una nuova alleanza tra Pakistan, Turchia e Arabia Saudita e restiamo in attesa di ascoltare i primi vagiti della nuova creatura politica. Naturalmente, e non poteva essere diversamente, c’è stata una prima forte reazione di contrarietà da parte della Repubblica islamica dell'Iran, spintasi fino a sostenere che questa nuova partnership emergente, nasce per sfidare l'egemonia statunitense esistente da anni nella regione piuttosto che prendere di mira Teheran. Occorre, comunque, considerare che questo sviluppo si accordi sta avvenendo in un contesto di dinamiche geopolitiche in continuo cambiamento, dove si sono riaperti spazi politici che consentono riallineamenti e mutamenti geopolitici impensabili fino al febbraio scorso.
Il ministero degli Esteri iraniano non ha mancato di sottolineare che la triplice alleanza, costituitasi a Riyadh con la forte determinazione del principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, non rappresenta una minaccia per gli interessi strategici dell'Iran, lasciando in tal modo ad intendere che non ravvisa profili di preoccupazione per l’esito del conflitto in corso, avviatosi a superare il primo semestre dall’inizio dei bombardamenti israelitici-americani del 28 febbraio scorso. La lettura che viene fornita da fonti ufficiali del governo degli Ayatollah sembra orientarsi, invece, nel considerare questa cooperazione trilaterale come un elemento che contribuisce alla diminuzione dell'influenza statunitense in tutto il Medioriente.















