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Guido Olimpio

Insieme alle opzioni militari si pensa a vie alternative allo Stretto di Hormuz per i commerci. Gli Emirati restano fuori

La crisi nel Golfo è un’ Iraneide estenuante ma, in parallelo, avvengono sviluppi veloci. Accelerati da quanto avviene giorno dopo giorno. Ed ecco che, salvo sorprese dell’ultima ora (sempre possibili), Arabia Saudita, Pakistan e Turchia firmeranno oggi un patto di difesa. Una cerimonia prevista a Gedda che vedrà insieme il principe Mohammed bin Salman, il presidente pachistano Shehbaz Sharif e quello turco Recep Erdogan. La nascita dell’alleanza era già «scritta», probabilmente potrà essere allargata in futuro ed è legata a fattori cruciali creati dalla campagna Israele-Usa contro gli ayatollah.

La difesa I tre partner vogliono sviluppare un sistema che possa bilanciare la nuova situazione nella regione. Insieme rappresentano un dispositivo considerevole in grado di contenere eventuali spinte di Teheran: i mullah possono agire in modo diretto o, piuttosto, attraverso la rete di milizie sciite riorganizzate dopo i rovesci subiti negli ultimi due anni. I sauditi hanno «scoperto» che lo scudo americano non ha garantito la protezione prevista, missili e droni dei pasdaran hanno colpito duro. E in fondo non è una novità in quanto già nel 2019 c’erano stati segnali evidenti con le incursioni degli Houthi sugli impianti Aramco.