E’ lui il diluvio e crede ancora di essere la speranza. Il piano di Salvini è salvare la sua specie, selezionare venti parlamentari, assemblare un’arca per sopravvivere all’alluvione. Se Attilio Fontana si muove da hidalgo, e si muoverà ancora, subito dopo Ferragosto, e con una protesta fortissima, è perché ha capito che Salvini punta al manipolo. Si assiste in queste ore a scene da fine mondo, con post di chi vuole essere salvato, prove ultime di fedeltà. Nella base Lega, un partito sanguigno, gira questo meme: “Vota la leccata più lunga”. Sono i commenti a favore di Salvini di Andrea Paganella, Luca Toccalini, Eugenio Zoffili, Andrea Crippa. Sono i salviniani puri, le guardie della dissoluzione. Ecco la lista della Leghetta, Noi e Salvini.La pacificazione di Salvini, questa volta non passa. Crede, come sempre, che Attilio Fontana, Fedriga, Zaia, Fugatti, alla fine lo lascino fare, si prestino a sostenerlo, ma questa volta ci sono le liste elettorali da comporre e lo sanno tutti che vuole la scrematura finale. Bagnai lo ha spedito all’Antitrust, uno in meno. Federico Freni, l’unico capace in Parlamento, parola di Tommaso Foti, “di seguire una legge di Bilancio”, avrebbe la fila di studi legali (e anche di case editrici), se solo tornasse alla sua vecchia professione. Salvini parlerà il 14 agosto alla Versiliana e subito dopo si prepara una reazione, unitaria, dei governatori. In queste ore i salviniani che vogliono salire sull’arca scrivono che il leader “non è in discussione”, “che non si litiga sui giornali”. I guardiani della dissoluzione sono Luca Toccalini, il segretario della Lega giovani (a trentasei anni; ma si è ancora giovani a trentasei anni?) perché “ai militanti in buona fede non interessano beghe e polemiche”. E’ un manipolo di lombardi, perché la Lombardia è la regione dove scatteranno i seggi. Sono saliti sull’arca: Fabrizio Cecchetti, Paolo Formentini, Eugenio Zoffili e Andrea Crippa.Durante il direttivo lombardo di venerdì scorso, quello dove i segretari provinciali suggerivano a Salvini: “Il tuo ciclo è finito”, “fatti da parte”, la più agguerrita è stata la ministra Locatelli. Un’altra a bordo. Gli altri leghisti che Salvini vuole garantire sono il tesoriere Di Rubba, Silvia Sardone, Igor Iezzi, Andrea Dara, Stefano Candiani, il ministro Valditara, Stefano Borghesi, e non serve ricordare Claudio Borghi, il solo dadà e Susanna Ceccardi. In Veneto è rimasto il commissario della Liga Veneta, Andrea Tomaello e ci sarà naturalmente Lorenzo Fontana, il presidente della Camera, che per anni è stato il responsabile della politica estera del partito. Fa sorridere la purezza di Alberto Stefani, il governatore del Veneto. I puri scrivono i post di fedeltà mentre Stefani è più sottile. E’ salviniano purissimo, ma mette i “mi piace” sotto le note di Crippa, Toccalini: ha inventato il post alla sant’Ignazio di Loyola. Nell’arca di Salvini ci sono ovviamente Calderoli e Giorgetti, in quota busti a Bellerio. Cosa c’è di diverso rispetto alla crisi di Salvini, un lungo spelacchiamento che si racconta da anni? Questa volta né Zaia né Fedriga né Fontana né Fugatti hanno voglia di mettere il loro volto nelle liste della Leghetta, Noi e Salvini.Gli altri leali che al sud possono essere eletti nella Leghetta, perché hanno un loro consenso personale, sono Claudio Durigon e Roberto Marti. C’è in questi post di “saremo con te”, fino alla fine, il termometro di chi sta chiedendo a Salvini di agire, chi ricorda questi anni di Salvini. Un post che interroga la base è quello di Davide Vecchi, l’ex direttore del Tempo, oggi alla guida della comunicazione della Lega, molto di più di un comunicatore, uno che ha conosciuto Salvini da giornalista, che lo ha raccontato prendendosi anche le sue querele, e che vorrebbe tanto parlare, scrivere sui social, “sulla riconoscenza, sulla lealtà, ma è un altro capitolo di miserie”. La richiesta estrema dei leghisti sarà il triumvirato, con Giorgetti garante, per togliere a Salvini la firma dalle liste. Lo sdoppiamento della Lega, che Salvini ha rifiutato, lo compie oggi la natura. Da una parte i promotori della soluzione e dall’altra i guardiani della dissoluzione.
Salvini vuole salvare venti fedelissimi e scatta la gara a chi è più leale. Fontana prepara nuova offensiva
Il segretario parlerà il 14 agosto alla Versiliana, ma subito dopo si prepara una reazione, unitaria, dei governatori perché hanno capito che il leader punta al manipolo. E tra i salviniani puri ci sono Paganella, Toccalini, Crippa e ovviamente Calderoli e Giorgetti













