Quando tutti lo davano per (politicamente) spacciato, Salvini ha rilanciato la sua leadership, ha ricordato a tutti di essere stato eletto al congresso per altri tre anni, e ha mandato due messaggi, uno all’interno ai suoi avversari e un altro all’esterno a Meloni. Quello agli avversari è: siete così sicuri che uno di voi potrebbe far meglio di me, affrontando la trattativa sulle liste con risultati superiori a quelli che potrei garantire io? Va da sé che questa non è una sfida, ma l’offerta di un compromesso sui posti sicuri, che andranno distribuiti equamente tra Lega nordista e sovranista, considerato che con la nuova legge elettorale proporzionale, che abolisce i collegi, finisce l’indispensabilità dei voti leghisti per essere eletti al Nord. Quanto al messaggio esterno, i destinatari sono Meloni e quanti all’interno di Fratelli d’Italia sono convinti che con Vannacci, che in alcuni sondaggi riservati si avvia alla quotazione a due cifre, non si possa far altro che trovare un’intesa, a meno di voler rischiare la sconfitta nel 2027. Salvini non lo ha detto, ma considera una pia illusione l’idea che possa resistere e svolgere lo stesso ruolo un centrodestra trasformato, dalla connotazione attuale di un partito grande e due partiti medi, a una nuova, con un partito grande un po’ meno grande, un partito medio che è più che medio, e due partitini ridotti all’ombra di quel che erano, e non parliamo dei moderati di Lupi che chissà quale fine farebbero. Di un centrodestra siffatto, il vero padrone sarebbe Vannacci, la premier sarebbe costantemente sotto schiaffo del generale, e gli altri condannati a una più o meno rapida estinzione. Di qui la necessità di gestire diversamente la partita con Futuro nazionale: innanzitutto senza fretta, e mettendo in conto che la novità, con la quale bisogna essere competitivi, possa sgonfiarsi mediaticamente e politicamente. Ai vecchi tempi, si sarebbe detto che Salvini ha parlato da leader. E se i suoi alleati, a partire da Meloni, vorranno ascoltarlo, la prima conseguenza è che di anticipare ad aprile le elezioni che a scadenza naturale cadrebbero a settembre, per cercare di fermare la corsa inarrestabile di Vannacci, non se ne parla. Invece del panico, contro il generale una coalizione di governo deve tornare a usare gli argomenti della politica.
La riscossa del Capitano sul generale
Quando tutti lo davano per (politicamente) spacciato, Salvini ha rilanciato la sua leadership, ha ricordato a tutti di essere stato eletto al congresso per altri tre anni, e ha mandato due messaggi, uno all’interno ai suoi avversari e un altro all’esterno a Meloni. Quello agli avversari è: siete così sicuri che uno di voi potrebbe far meglio di me, affrontando la trattativa sulle liste con risultati superiori a quelli che potrei garantire io? Va da sé che questa non è una sfida, ma l’offerta di un compromesso sui posti sicuri, che andranno distribuiti equamente tra Lega nordista e sovranista, considerato che con la nuova legge elettorale proporzionale, che abolisce i collegi, finisce l’indispensabilità dei voti leghisti per essere eletti al Nord. Quanto al messaggio esterno, i destinatari sono Meloni e quanti all’interno di Fratelli d’Italia sono convinti che con Vannacci, che in alcuni sondaggi riservati si avvia alla quotazione a due cifre, non si possa far altro che trovare un’intesa, a meno di voler rischiare la sconfitta nel 2027. Salvini non lo ha detto, ma considera una pia illusione l’idea che possa resistere e svolgere lo stesso ruolo un centrodestra trasformato, dalla connotazione attuale di un partito grande e due partiti medi, a una nuova, con un partito grande un po’ meno grande, un partito medio che è più che medio, e due partitini ridotti all’ombra di quel che erano, e non parliamo dei moderati di Lupi che chissà quale fine farebbero. Di un centrodestra siffatto, il vero padrone sarebbe Vannacci, la premier sarebbe costantemente sotto schiaffo del generale, e gli altri condannati a una più o meno rapida estinzione. Di qui la necessità di gestire diversamente la partita con Futuro nazionale: innanzitutto senza fretta, e mettendo in conto che la novità, con la quale bisogna essere competitivi, possa sgonfiarsi mediaticamente e politicamente. Ai vecchi tempi, si sarebbe detto che Salvini ha parlato da leader. E se i suoi alleati, a partire da Meloni, vorranno ascoltarlo, la prima conseguenza è che di anticipare ad aprile le elezioni che a scadenza naturale cadrebbero a settembre, per cercare di fermare la corsa inarrestabile di Vannacci, non se ne parla. Invece del panico, contro il generale una coalizione di governo deve tornare a usare gli argomenti della politica.














