«Sei un leader affaticato, fatti da parte». Il direttivo lombardo del partito si è trasformato in quattro ore e mezzo di accuse al segretario. Tutti i nomi dei contestatori più convinti. Per quanto tempo la polvere resterà sotto il tappeto?

«Come leader sei affaticato». «I militanti vogliono un rinnovamento». O ancora: «Ormai è troppo lo scollamento nelle sezioni». I cahiers de doléances leghisti sono lunghi e nelle quattro ore e mezzo di dibattito il direttivo lombardo è stato un miscuglio di lamentele, a volte anche confuso, con poche soluzioni. Ma un filo rosso ha guidato per la prima volta la maggioranza, forse anche i due terzi, dei circa 30 interventi: le seconde linee leghiste in Lombardia hanno chiesto un passo di lato di Matteo Salvini.

«Non una parola sulla riunione deve uscire da queste stanze»

E così la riunione, convocata dal segretario per regolare i conti con i malpancisti, si è rivelata un boomerang. Tanto che Salvini alla fine ha chiesto una prova di «maturità» ai presenti: non una parola sulla riunione deve uscire da queste stanze, sui giornali o sulle agenzie, ha detto. Anche se poi è stato proprio lui a far diffondere la sua versione. Tempo di stringere le mani e di salire sulle auto ed è partita la velina del fido portavoce che le agenzie hanno trasmesso con grande rilievo. D’ora in poi la Lega dovrà tornare a essere un partito «di lotta», «più duro anche al governo», ha fatto trapelare.